di Giuseppe De Santis –
Come in molti Paesi in via di sviluppo, anche in Africa decine di milioni di persone lasciano le campagne per trasferirsi nelle città, alla ricerca di migliori opportunità. Tuttavia, la vita urbana non è sempre sinonimo di benessere.
Molti giovani, infatti, si lamentano dell’alto costo della vita e del fatto che spesso riescono a trovare soltanto lavori in nero e mal retribuiti. Per questo motivo, un numero crescente di persone sta compiendo il percorso inverso, lasciando le città per tornare nelle campagne e lavorare nel settore agricolo.
Se in passato l’agricoltura veniva spesso snobbata dai giovani, oggi si assiste a una sua rivalutazione, legata al fatto che lavorare come contadino può garantire guadagni superiori rispetto a molti impieghi urbani.
A facilitare questo processo contribuisce un programma del World Food Programme, che ha l’obiettivo di incentivare i giovani a lavorare in agricoltura, aumentando la produzione di derrate alimentari e favorendo l’autosufficienza agricola dei Paesi africani.
Dal suo lancio, avvenuto nel 2023, il programma ha aiutato circa 380 mila africani ad acquistare e gestire fattorie in Senegal, Ghana, Nigeria, Mozambico, Uganda, Ruanda, Kenya e Tanzania, consentendo loro di coltivare prodotti ad alto valore aggiunto e di utilizzare tecnologie agricole avanzate.
Le autorità senegalesi vedono in questa iniziativa una possibile soluzione per prevenire la migrazione di molti cittadini verso l’Europa, grazie alla creazione di nuovi posti di lavoro nel settore agricolo. In effetti, sono diversi i senegalesi che hanno scelto di restare nel Paese e lavorare nelle campagne anziché emigrare.
Sebbene sia ancora nelle fasi iniziali, il programma sta già dando risultati incoraggianti e dimostra quanto sia importante e lungimirante sostenere lo sviluppo economico direttamente nei Paesi africani.




