di Lorenzo Riva –
Nel mese di settembre Ali Asadov, primo ministro azero, ha firmato un decreto che rinnova il regime speciale di quarantena, introdotto nel marzo 2020 durante la pandemia globale di Covid-19. In particolare il documento prolunga la misura antipandemica fino al 1 gennaio 2026, mantenendo sigillati i confini nazionali, chiusi da oltre cinque anni.
In realtà la maggioranza dei provvedimenti sanitari, come la richiesta di mascherine e i certificati vaccinali, sono stati eliminati con la fine della pandemia globale, dichiarata dall’OMS nel maggio 2023. Eppure alla maggioranza dei cittadini, salvo rare eccezioni, è ancora precluso l’attraversamento delle frontiere, de facto aperte soltanto al traffico di merci.
Ad oggi le ragioni di questa singolare situazione non paiono molto chiare. Solitamente la presidenza di Ilham Aliyev, che oggi ha ricevuto il presidente italiano Sergio Mattarella, ricorre al rischio pandemia per legittimare le restrizioni alla circolazione; tuttavia in passato il presidente e i media filogovernativi hanno alluso a vaghi “rischi esterni” o “minacce terroristiche”. Inevitabilmente l’ambiguità delle autorità sulle politiche di restrizione produce speculazioni, nel tentativo di scovarne le reali motivazioni.
Diversi membri dell’opposizione, tendenzialmente contraria alla chiusura dei confini, accusano il presidente di limitare ingiustamente la libertà degli azerbaigiani con l’intento di isolare il corpo cittadino e controllare la situazione intera.
Nondimeno altri connazionali forniscono spiegazioni differenti, incentrate su fattori economici. Nella fattispecie la chiusura dei confini terrestri, obbligando i viaggiatori a spostarsi in aereo, aumenterebbe gli introiti della compagnia Azerbaijan Airlines (AZAL) e del settore alberghiero, dominati dalla famiglia Aliyev o da figure vicine a quest’ultima.
In ogni caso i cittadini di non sembrano gradire la situazione, perché spesso non possono permettersi l’acquisto di biglietti aerei, necessari per lasciare il Paese.




