di Giuseppe Gagliano –
Il 12mo vertice presidenziale dell’Organizzazione degli Stati turchi (OTS), tenutosi a Gabala in Azerbaigian, segna un passo rilevante nella costruzione di un asse geopolitico turco che mira a rafforzare cooperazione economica, difesa comune e proiezione internazionale. I leader di Turchia, Azerbaigian, Kazakistan, Uzbekistan e Kirghizistan, affiancati da Turkmenistan e Ungheria come osservatori, hanno discusso oltre 40 aree di collaborazione, tra cui commercio, tecnologia, trasporti e risorse idriche.
La proposta di un formato “OTS PLUS” per ampliare le partnership oltre i membri attuali, l’appello di Baku a una maggiore cooperazione in materia di difesa e la spinta di Tashkent per un Segretariato economico permanente rivelano un’ambizione crescente: trasformare un’organizzazione regionale in un blocco politico-economico con visione strategica.
Il vertice ha coinciso con i dati positivi della crescita economica del Kirghizistan, che nei primi nove mesi del 2025 ha registrato un +10% del PIL, arrivando a 13,7 miliardi di dollari. Un risultato trainato da edilizia, industria e commercio, ma soprattutto da un ruolo strategico nell’aggiramento delle sanzioni occidentali contro la Russia.
Secondo l’analista Azamat Akeneev, il Paese è diventato un “hub offshore” per le aziende russe. Questo dimostra quanto la rete degli Stati turchi si stia posizionando come cerniera economica tra Eurasia e Sud globale, rafforzando la propria centralità logistica e finanziaria in un’epoca di frammentazione delle catene globali di approvvigionamento.
Le dichiarazioni del presidente Vladimir Putin e del ministro degli Esteri Sergey Lavrov al vertice di Dushanbe si intrecciano con l’agenda di Gabala. Mosca punta a rafforzare il Corridoio di Trasporto Internazionale Nord-Sud (INSTC), una rotta strategica che collega Russia, Iran, India e Africa orientale, riducendo tempi e costi rispetto alle vie marittime tradizionali.
Per i Paesi turchi, integrarsi in questa rete significa ottenere vantaggi logistici e consolidare la loro funzione di crocevia tra Nord e Sud, Est e Ovest. La cooperazione con Mosca — nonostante le sanzioni — si inserisce in una dinamica di ridefinizione degli equilibri globali, dove le potenze medie costruiscono architetture alternative a quelle occidentali.
Mentre gli Stati turchi stringono legami con Mosca e Teheran, l’Unione Europea tenta di rafforzare le proprie relazioni con l’Asia centrale. La visita imminente del presidente dell’Uzbekistan a Bruxelles per la firma dell’Accordo di partenariato e cooperazione rafforzato (EPCA) è un segnale di questa strategia.
L’UE punta a garantire accesso alle rotte energetiche e logistiche eurasiatiche senza dipendere da Mosca o Pechino. In questa partita, gli Stati turchi diventano partner ambiti, ma anche attori autonomi capaci di bilanciare interessi multipli.
La crescente assertività dell’OTS riflette un trend strutturale: l’emergere di blocchi regionali in grado di influenzare le dinamiche globali. L’identità culturale e linguistica condivisa è diventata un veicolo per costruire reti di potere flessibili ma strategiche, capaci di dialogare sia con l’Occidente che con Russia, Cina e Sud globale.
La sfida per questi Paesi sarà trasformare la cooperazione politica in capacità operativa concreta — soprattutto nel campo della difesa, dell’energia e della tecnologia. Se riusciranno in questo intento, il “mondo turco” diventerà uno dei poli intermedi di potere della nuova architettura globale.












