di Giuseppe Gagliano –
Il Bangladesh valuta positivamente una possibile adesione al Patto della Mecca, l’alleanza promossa da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, una scelta che potrebbe modificare gli equilibri strategici dell’Asia meridionale e incidere soprattutto sui rapporti con l’India. Il viceministro degli Esteri Humayun Kabir ha confermato l’interesse di Dacca, mentre il primo ministro Tarique Rahman potrebbe essere invitato a partecipare agli incontri dell’alleanza.
Il Patto prevede il principio secondo cui un attacco contro uno dei membri viene considerato un attacco contro tutti, richiamando il meccanismo di difesa collettiva della Nato. Restano tuttavia da definire gli obblighi concreti, dalla partecipazione alle operazioni militari alla concessione di basi, fino alla condivisione delle informazioni e alla creazione di sistemi comuni di difesa aerea.
Per il Bangladesh l’adesione rappresenterebbe una svolta rispetto alla tradizionale politica estera basata sull’equilibrio tra le diverse potenze. Dacca potrebbe ottenere cooperazione militare, investimenti, trasferimenti tecnologici e maggiore sostegno politico, ma rischierebbe contemporaneamente di ridurre la propria autonomia strategica.
La questione viene osservata con particolare attenzione dall’India. Il principale elemento di preoccupazione per Nuova Delhi è rappresentato dalla presenza del Pakistan nell’alleanza. Un Bangladesh inserito in un sistema di sicurezza insieme a Islamabad potrebbe alimentare la percezione indiana di un accerchiamento strategico, considerando anche la presenza della Cina lungo il confine settentrionale.
Il deterioramento delle relazioni tra India e Bangladesh aumenta la rilevanza della possibile adesione. Dacca accusa le forze indiane di respingimenti lungo la frontiera e continua a chiedere l’estradizione dell’ex prima ministra Sheikh Hasina, rifugiatasi in India dopo la sua destituzione. L’avvicinamento al Patto potrebbe quindi essere utilizzato dal governo Rahman anche come strumento di pressione su Nuova Delhi.
L’India conserva tuttavia un evidente vantaggio geografico, economico e militare. Il territorio indiano circonda quasi interamente il Bangladesh e numerosi collegamenti terrestri, energetici e commerciali dipendono dai rapporti tra i due Paesi. Un’eccessiva contrapposizione con Nuova Delhi comporterebbe quindi costi significativi per Dacca.
Sul piano militare, il Patto riunisce capacità differenti. L’Arabia Saudita dispone di grandi risorse finanziarie e sistemi d’arma avanzati, la Turchia possiede un esercito numeroso e un’industria della difesa in espansione, mentre il Pakistan dispone anche dell’arma nucleare. La presenza di Islamabad non implica però automaticamente l’estensione della deterrenza nucleare agli altri membri, soprattutto in assenza di strutture di comando integrate e protocolli operativi comuni.
Il contributo del Bangladesh avrebbe prevalentemente un valore politico e numerico. Le sue forze armate possiedono esperienza nella difesa territoriale e nelle missioni internazionali di pace, ma capacità più limitate per operazioni militari a grande distanza. L’adesione potrebbe favorire nuovi programmi di addestramento e forniture militari provenienti soprattutto da Turchia e Pakistan, sostenuti eventualmente da finanziamenti sauditi.
Il principale rischio riguarda l’economia. Il Bangladesh dipende dalle esportazioni di abbigliamento verso Unione Europea, Regno Unito e Stati Uniti, dalle rimesse dei lavoratori nei Paesi del Golfo, dagli investimenti cinesi e giapponesi e dai rapporti economici ed energetici con India e Russia. Un allineamento militare troppo netto potrebbe complicare il sistema di relazioni che finora ha consentito a Dacca di collaborare contemporaneamente con potenze appartenenti a schieramenti diversi.
Anche la Cina seguirebbe con attenzione l’evoluzione dell’alleanza. Pechino è uno dei principali fornitori militari del Bangladesh e attribuisce crescente importanza strategica al golfo del Bengala. La presenza del Pakistan potrebbe rendere il Patto compatibile con alcuni interessi cinesi, ma un’espansione dell’influenza saudita e turca potrebbe creare nuovi elementi di competizione.
Dacca potrebbe quindi scegliere una partecipazione limitata, mantenendo il dialogo con il Patto e beneficiando della cooperazione militare ed economica senza assumere automaticamente obblighi di intervento. Una piena adesione segnerebbe invece il passaggio del Bangladesh dalla tradizionale politica di equilibrio a una collocazione più definita all’interno di un blocco guidato da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan.
La scelta potrebbe rafforzare la posizione negoziale di Dacca nei confronti dell’India, ma aumenterebbe contemporaneamente la dipendenza dai nuovi alleati. Per il Bangladesh la questione centrale sarà quindi stabilire fino a che punto la maggiore sicurezza promessa dal Patto possa compensare la perdita di autonomia strategica.




