di Giuseppe Gagliano –
La recente visita ad Ankara del maresciallo capo Sheikh Abdul Hannan, numero uno dello stato maggiore dell’aeronautica del Bangladesh, ha segnato l’inizio ufficiale di un confronto strategico tra Turchia e Cina per equipaggiare le forze aeree di Dhaka. In un contesto regionale segnato da rivalità crescenti e da nuove competizioni tra potenze medie, l’aeronautica bengalese è diventata un terreno di scontro geopolitico con implicazioni dirette per l’equilibrio del subcontinente indiano.
Durante la visita in Turchia (1–5 ottobre 2025), Sheikh Abdul Hannan ha incontrato alti ufficiali turchi e visitato i principali siti industriali legati al settore della difesa. Ankara ha presentato un pacchetto da 600 milioni di dollari che include aggiornamenti per la flotta esistente, munizionamento guidato di precisione e sistemi di difesa aerea di nuova generazione con una portata fino a 100 km. Si tratterebbe di un salto qualitativo significativo per la difesa del Bangladesh. La Turchia non parte da zero: nel 2022 è diventata il primo esportatore di armamenti verso Dhaka, superando la Cina in alcuni segmenti e puntando a partnership industriali e progetti di co-produzione.
Pechino da parte sua sta negoziando la vendita di 20 jet multiruolo per un valore complessivo di circa 2,2 miliardi di dollari, con consegne previste entro il 2027. Questi velivoli moderni dovrebbero sostituire la vecchia flotta e potenziare la capacità offensiva del Paese. La Cina, tradizionale partner di Dhaka, ha già fornito fregate, artiglieria e sottomarini e vede questa commessa come un tassello strategico per consolidare la sua influenza nel Golfo del Bengala.
Per il Bangladesh, la competizione tra Turchia e Cina rappresenta un’occasione per diversificare i fornitori e ridurre la dipendenza da un unico partner, come in passato è avvenuto con la Russia o con l’India. Tuttavia, il contesto economico è fragile: le riserve valutarie sono sotto pressione, il debito estero è in crescita e i margini di manovra finanziaria sono limitati. L’aumento delle spese militari suscita anche critiche interne, in un Paese dove istruzione e sanità restano priorità sociali irrisolte.
L’India osserva con crescente preoccupazione. Storico partner di Dhaka, Nuova Delhi teme che un avvicinamento alla Turchia e alla Cina possa alterare gli equilibri regionali e ridurre la sua influenza strategica nel Golfo del Bengala. L’acquisto di armamenti avanzati, in assenza di minacce esterne dirette, rischia di alimentare una corsa agli armamenti in un’area già segnata da tensioni strutturali.
La Turchia punta su tecnologia, identità culturale condivisa e cooperazione islamica per costruire un’alleanza strategica di lungo periodo. La Cina, invece, offre finanziamenti su larga scala, trasferimento tecnologico e integrazione economica nell’ambito della sua iniziativa infrastrutturale globale. Entrambe le potenze mirano a consolidare la propria presenza in un’area cruciale per le rotte marittime e commerciali dell’Asia meridionale.
L’Occidente, inclusi gli Stati Uniti e i partner europei, osserva con attenzione. Washington è preoccupata per l’espansione simultanea dell’influenza turca e cinese in Bangladesh, mentre Roma promuove l’industria europea della difesa come alternativa. Per i Paesi NATO l’avanzata di Ankara e Pechino nel Golfo del Bengala ha implicazioni dirette per la sicurezza marittima e per la competizione globale sulle catene di approvvigionamento strategiche.
La decisione finale di Dhaka avrà effetti che andranno ben oltre l’acquisto di nuovi sistemi d’arma. Determinerà il posizionamento geopolitico del Paese per i prossimi anni: scegliere Ankara, Pechino o una soluzione ibrida significherà bilanciare sovranità strategica, sostenibilità economica e relazioni regionali. Un tempo attore periferico, il Bangladesh si trova oggi al centro di un gioco multipolare in rapida evoluzione.




