di Alberto Galvi –
Le elezioni parlamentari del 25 febbraio sono le prime elezioni in Bielorussia dal controverso voto presidenziale del 2020, che ha dato al presidente autoritario Alexander Lukashenko il suo sesto mandato e ha innescato un’ondata senza precedenti di proteste di massa in tutto il paese. Il regime ha risposto duramente contro il dissenso chiudendo i siti mediatici dell’opposizione, centinaia di organizzazioni della società civile e sciogliendo buona parte dei partiti di opposizione.
Le elezioni si svolgeranno in un contesto di incessante repressione, con oltre 1.400 prigionieri politici dietro le sbarre tra cui i leader dei partiti di opposizione e il noto difensore dei diritti umani e vincitore del Premio Nobel per la pace 2022 Ales Bialiatski. Alla competizione elettorale sono permessi i partiti di opposizione che non mettono in discussione la leadership del presidente Alexander Lukashenko.
Una volta concluse le votazioni parlamentari e le elezioni locali, verrà formato un nuovo organismo statale, l’Assemblea popolare panbielorussa. Essa conterrà 1.200 delegati tra cui funzionari, membri dei consigli locali, sindacati, attivisti filo-governativi e altri, e opererà in parallelo con il Parlamento, che consiste della Camera bassa di 110 deputati e della Camera alta di 64 senatori.




