Bielorussia. Karach condannata a 12 anni per obiezione di coscienza

di Giuseppe Gagliano

La condanna a 12 anni di carcere inflitta all’attivista bielorussa Olga Karach per disarmo e obiezione di coscienza rappresenta un ulteriore giro di vite da parte del regime di Alexander Lukashenko contro la dissidenza interna. Le accuse di “cospirazione o tentato colpo di stato”, “creazione di una formazione estremista”, “screditamento della Repubblica di Bielorussia” e “diffamazione del presidente” sono tipiche del repertorio utilizzato dai regimi autoritari per mettere a tacere le voci critiche.
La sentenza emessa dal tribunale regionale di Brest è un chiaro segnale della volontà del governo bielorusso di soffocare qualsiasi forma di opposizione politica e sociale. La figura di Karach, riconosciuta a livello internazionale per il suo impegno pacifista, è diventata un simbolo della resistenza non violenta contro un regime accusato di governare con metodi dispotici. La sua condanna, e quella di altri attivisti come Veranika Tsepkala, Yauhen Vilski, Anatoli Kotau e Vadzim Dzmitrenak, evidenzia l’inasprimento della repressione nei confronti dei movimenti civili e democratici. Nonostante l’esilio in Lituania, Karach continua a vivere in condizioni difficili, con la minaccia costante di revoca dello status di rifugiata politica, una situazione che mette in luce le contraddizioni e le sfide affrontate dagli attivisti per i diritti umani anche nei paesi considerati più sicuri.
La multa di 600mila rubli bielorussi inflitta a Karach aggiunge un ulteriore strato di penalizzazione, dimostrando come il regime non solo cerchi di incarcerare i dissidenti, ma anche di rovinarli economicamente. Dal 2005, attraverso il Centro internazionale di iniziative civili “Our House/Nash Dom”, Karach e i suoi collaboratori hanno promosso campagne cruciali per il sostegno degli obiettori di coscienza e per la tutela dei diritti dei minori, contribuendo a costruire una rete di solidarietà transnazionale che ha sostenuto gli oppositori dei conflitti in Ucraina, Russia e Bielorussia. La partecipazione di Karach a eventi come Arena di Pace a Verona, dove ha incontrato papa Francesco, e il riconoscimento del Premio Alexander Langer sottolineano l’importanza e la visibilità del suo lavoro a livello internazionale. Tuttavia la dura risposta del regime bielorusso mette in evidenza la precarietà della situazione dei diritti umani nel paese e la determinazione di Lukashenko a mantenere il potere attraverso la repressione e l’intimidazione.