TMNews, 23 mar 12 –
L’Unione europea è pronta a inasprire le sanzioni contro il regime di Aleksandr Lukashenko, con nuove misure contro alti funzionari e società bielorusse, sulla scia di uno scontro diplomatico sempre più profondo e delle due esecuzioni di condannati a morte, rese note nel fine settimana. Il Consiglio degli Esteri dei paesi dell’Unione Europea riunito oggi a Bruxelles, affronterà il dossier bielorusso verso le 12 di oggi e un piano di massima è già approntato: secondo fonti diplomatiche riportate dall’agenzia bielorussa BelaPan, saranno “ampliate le sanzioni nei confronti di 29 società e 12 persone fisiche”. La parte mirata alle aziende, tuttavia, ha sollevato le critiche non solo della Russia, tradizionale alleato di Minsk, ma anche dei Paesi dell’Ue che confinano con la Bielorussia, che temono contraccolpi sull’economia regionale. Attualmente nella black list europea figurano oltre 200 funzionari bielorussi considerati parte attiva della repressione dell’opposizione, scattata con le proteste che hanno accompagnato a fine 2010 la rielezione dell’autoritario Lukashenko. All’ultimo aggiornamento dell’elenco di persone che non possono ottenere un visto per l’Ue, lo scorso 27 febbraio, Minsk ha risposto richiamando gli ambasciatori da Bruxelles e dalla Polonia (in prima fila nel chiedere pressioni su Lukashenko), provocando la reazione ‘simmetrica’ europea e, in fin dei conti, un avvitamento delle tensioni diplomatiche. Pochi giorni fa Lukashenko ha confermato l’esistenza di una lista nera di oppositori bielorussi ai quali è vietato l’espatrio. Il clima tra Bruxelles e Minsk è diventato ancora più teso negli ultimi giorni, dopo l’esecuzione dei due condannati a morte per l’attentato alla metropolitana della capitale bielorussa di un anno fa. Lukashenko ha alzato le spalle di fronte alle critiche e alle proteste occidentali, facendo notare di non avere ricevuto richieste in particolare dalle istituzioni europee per un rinvio delle esecuzioni. E definendo i casi dei due giustiziati “una mia personale tragedia”. La prospettiva di sanzioni economiche più consistenti di quelle adottate sino ad ora crea però allarme tra i Paesi che hanno relazioni di business con Minsk. Ieri i vertici delle repubbliche sul Baltico hanno espresso perplessità e il timore che possano esserci conseguenze concrete sull’economia della regione. “Pensiamo tutti che le sanzioni contro il regime siano necessarie, ma bisogna che abbiano un impatto sulla gente comune”, ha detto il presidente della Lituania Dalia Grybauskaite, parlando a una conferenza stampa a fianco del collega lettone Andris Berzins. Grybauskaite e Berzins si sono fatti portavoce della preoccupazione dei Paesi dell’Ue confinanti con la Bielorussia, reclamando voce in capitolo al tavolo diplomatico che a Bruxelles oggi deve decidere nuovi passi concreti. Le regioni limitrofe subiranno inevitabilmente contraccolpi da sanzioni contro le aziende del Paese ex sovietico, hanno sostenuto. “Le società lettoni, in particole le compagnie della regione di Latgale, vicine al confine con Russia e Bielorussia, hanno investito in Bielorussia”, ha sottolineato Berzins. “Se ci saranno misure pesanti, allora non solo è da prevedere una perdita economica, ma anche a livello umano, per le parti coinvolte sui due versanti della frontiera”. La confederazione lituana degli industriali ha emesso un comunicato in cui si prospettano conseguenze per l’industria, il commercio e quindi il mercato del lavoro e in fin dei conti le casse statali. L’associazione ha fatto notare che già ora, l’incertezza sui prossimi passi dell’Ue, sta facendo rallentare gli investimenti in Bielorussia.




