di Alberto Galvi –
Scontri tra manifestanti e forze dell’ordine davanti all’Assemblea nazionale del Botswana, a Gaborone, mentre i membri del parlamento votavano un disegno di legge volto a conferire al presidente ampi poteri, tra cui quello di nominare i dipendenti pubblici che ricoprono posizioni chiave. La proposta di legge è stata respinta un giorno prima dello scioglimento del parlamento in vista delle elezioni generali del mese prossimo.
Le opposizioni hanno boicottato il voto, mentre i membri del partito di governo non sono riusciti a raccogliere abbastanza voti per approvare la legge. Secondo le opposizioni l’approvazione del disegno di legge avrebbe conferito eccessivi poteri al presidente.
Il Botswana è considerato una delle democrazie più stabili dell’Africa, ed è dominato da un unico partito sin dall’indipendenza, il BDP (Botswana Democratic Party); molte istituzioni rispondono direttamente all’ufficio del presidente. Nel paese sono vittime di discriminazione i migranti, i rifugiati, le persone omoaffettive, il popolo indigeno San e le persone con disabilità. Anche la libertà dei media è minacciata da cause legali ostili contro i giornalisti e da disposizioni legislative restrittive.
Il presidente è eletto indirettamente dall’Assemblea nazionale per un mandato di cinque anni ed è rieleggibile per un secondo mandato. Il vicepresidente è nominato dal presidente e confermato dall’Assemblea nazionale. Inoltre il presidente ha il potere di prolungare o revocare l’Assemblea nazionale.




