Brexit. Si prolungano i termini: il 29 marzo non sarà il giorno di uscita della Gb dall’Ue

di Elisabetta Corsi

Il parlamento britannico ha votato in maggioranza con 412 sì e 202 no per un’uscita prolungata. Questo significa niente Brexit il 29 marzo e la possibilità di uscire dall’Ue il 30 giugno, quindi tre mesi dopo, sempre che il piano della May venga definitivamente accettato il 20 marzo.
Ovviamente il processo comincerà solo dopo che l’Ue avrà accettato di prolungare i termini dell’uscita del Regno Unito; nel caso che l’accordo verrà nuovamente rigettato, May sarà pronta a chiedere un’estensione ancora più lunga dell’articolo 50, quindi il tutto si prolungherebbe fino alla fine dell’anno, ma in questo caso la concessione dovrà essere data all’unanimità e per un motivo valido. Il voto di ieri segue il rigetto nella votazione di due giorni di una possibile uscita senza accordo.
Il portavoce dell’Unione Europea ha dichiarato ieri che “Ci sono solo due modi per lasciare l’Ue: con o senza accordo. L’Unione Europea è preparata per entrambi. Per scongiurare un no deal, non è abbastanza votargli contro, ma bisogna approvare l’accordo”, ed ha aggiunto che “Noi ci siamo accordati con il primo ministro e l’Unione Europea è pronta per firmarlo”.
Una cosa è certa: ormai si vede sfumare nettamente la possibilità di una uscita del Regno Unito dall’Ue il 29 marzo come concordato in precedenza, perché mancano i presupposti. Le decisioni ora sono nelle mani dell’Unione Europea e dei 27 stati membri che devono valutare se concedere o meno questa possibilità. La prima riunione del Consiglio Europeo è fissata per il 21 e 22 marzo a Bruxelles. Secondo Donald Tusk, l’ipotesi di periodo prolungato prima dell’uscita del Regno Unito dall’Ue non sarebbe una cattiva idea.
La Camera dei Comuni ha bocciato la possibilità di un secondo referendum sulla Brexit con l’astensione dei laburisti e respinto anche l’emendamento di Corbyn che avrebbe impedito a Theresa May di ripresentarsi per la terza volta con il suo piano.