di Alberto Galvi –

La Bulgaria ha abbandonato il lev, la propria moneta nazionale in uso dalla fine del XIX secolo, e ha adottato ufficialmente l’euro, diventando il 21mo Paese ad aderire alla moneta unica quasi due decenni dopo l’ingresso nell’Unione Europea. Una scelta che ha suscitato reazioni contrastanti, tra festeggiamenti e timori.

La Bulgaria è il Paese membro più povero dell’UE. I governi che si sono succeduti hanno sostenuto l’adozione dell’euro, ritenendo che avrebbe rafforzato una economia fragile, ancorato più saldamente il Paese alle istituzioni occidentali e protetto Sofia da quella che i funzionari definiscono come un’eccessiva influenza russa.

L’impatto della nuova moneta sull’economia bulgara è motivo di preoccupazione. In alcuni Paesi l’introduzione dell’euro è stata accompagnata da riforme strutturali, mentre in altri ha preceduto anni di stagnazione. Per la Bulgaria, l’ingresso nell’area euro rappresenta l’ultimo passo del processo di integrazione europea.

L’opinione pubblica è rimasta a lungo divisa sulla questione. Molti cittadini temono un aumento dei prezzi a fronte di salari stagnanti, con un ulteriore peggioramento del tenore di vita in un Paese già segnato da una forte instabilità politica. Di recente, in Bulgaria è stato rovesciato un governo conservatore, aprendo la strada alle ottave elezioni in cinque anni.