di Giuseppe Gagliano –

Il Burkina Faso ha interrotto le relazioni diplomatiche con la Francia, segnando un nuovo arretramento dell’influenza francese nel Sahel dopo le rotture già consumate con Mali e Niger. La decisione, annunciata dal governo di Ouagadougou ed entrata in vigore il 26 giugno, viene motivata con accuse a Parigi di sostenere reti sovversive e gruppi terroristici, accuse che la Francia respinge ma che riflettono un deterioramento dei rapporti ormai in corso da anni.

La scelta si inserisce in un contesto segnato dalla lunga guerra contro l’insurrezione jihadista, che ha causato migliaia di vittime e milioni di sfollati. Per le autorità burkinabé la cooperazione con la Francia non ha garantito sicurezza né stabilità ed è diventata il simbolo di una dipendenza politica da superare.

La rottura conferma il cambiamento degli equilibri nel Sahel, dove diversi governi militari sostituiscono i tradizionali legami con Parigi con nuove partnership militari, economiche e diplomatiche rivolte a Russia, Cina, Turchia, Iran e Paesi del Golfo. La rivendicazione della sovranità nazionale è diventata uno dei principali strumenti di legittimazione politica.

Sul piano della sicurezza, tuttavia, l’allontanamento della Francia non elimina le difficoltà. Ampie aree del Burkina Faso restano fuori dal controllo governativo e i gruppi jihadisti continuano a sfruttare la debolezza dello Stato, i traffici illeciti e la fragilità delle frontiere. Il rischio è che una dipendenza venga semplicemente sostituita con un’altra attraverso nuovi accordi militari con partner esterni.

Anche sul fronte economico le conseguenze potrebbero essere significative. La crisi della sicurezza ha colpito investimenti e produzione, nonostante le importanti risorse aurifere del Paese. La fine della cooperazione con Parigi potrebbe incidere su aiuti, assistenza tecnica e investimenti, ma allo stesso tempo offrire al governo l’opportunità di rinegoziare concessioni minerarie e nuovi partenariati economici.

Per la Francia si tratta di un ulteriore ridimensionamento della propria presenza nell’Africa francofona, dove cresce la percezione di un modello di influenza ormai superato. La vicenda del Burkina Faso conferma come il Sahel sia diventato uno dei principali teatri della competizione geopolitica globale, nella quale sicurezza, risorse naturali e sovranità nazionale si intrecciano sempre più strettamente.

Resta però aperta la sfida decisiva: senza un miglioramento concreto della sicurezza, del controllo del territorio e del funzionamento delle istituzioni, la rottura diplomatica rischia di rappresentare soprattutto una vittoria simbolica, mentre la guerra contro il jihadismo continuerà a pesare sul futuro del Burkina Faso.