di Giuseppe Gagliano –
Le autorità del Burkina Faso hanno lanciato un ultimatum al governo Francese intimando lo spostamento dell’ambasciata di Ouagadougou, considerata troppo vicina al palazzo presidenziale. Questo gesto riflette una tensione crescente tra il Paese africano e la potenza europea, alimentata da un passato coloniale e da recenti crisi diplomatiche. Il sentimento prevalente è che la Francia comprenda solo il linguaggio della forza, un’accusa che risuona anche in altri contesti, come quello del Niger, dove l’ambasciatore francese Sylvain Itté ha scelto di rimanere nel Paese nonostante le pressioni per il suo rientro in patria, alimentando così la narrativa di una Francia inflessibile e poco incline al dialogo. La questione delle ambasciate francesi in Africa non si limita al Burkina Faso o al Niger. In Ghana, ad esempio, l’Ambasciata francese condivide addirittura la stessa recinzione con la Presidenza, un fatto che sottolinea l’influenza e la presenza fisica della Francia nelle vicinanze dei poteri decisionali africani. Questo ha evocato memorie dolorose di altri episodi storici, come il caso della Costa d’Avorio, dove l’ambasciata francese è stata accusata di aver giocato un ruolo determinante nell’insurrezione che portò alla caduta dell’ex presidente Laurent Gbagbo. Tale coinvolgimento è rimasto impresso nella memoria collettiva, alimentando sentimenti di sospetto e risentimento verso l’ex potenza coloniale.
L’accusa ricorrente è che la Francia, attraverso la sua rete diplomatica e le sue relazioni storiche con molti Paesi africani, abbia spesso interferito nelle questioni interne, con l’intento di salvaguardare i propri interessi geopolitici e economici.
L’ultimatum del Burkina Faso non rappresenta dunque un caso isolato, ma si inserisce in un quadro più ampio di contestazione della presenza francese in Africa, percepita sempre più come una forma di neocolonialismo. Questa situazione rende evidente come molti Stati africani stiano cercando di ridefinire le loro relazioni con la Francia, desiderosi di affermare una maggiore indipendenza e sovranità nelle loro politiche interne e internazionali. L’ombra del passato coloniale francese continua a incombere, e l’ambiguità di molti interventi diplomatici recenti alimenta il sospetto che la Francia non sia disposta a rinunciare facilmente alla sua influenza sulla regione. Tuttavia questo nuovo clima di resistenza africana suggerisce che gli scenari di un tempo, come quello che portò alla caduta di Gbagbo, potrebbero non ripetersi facilmente.
Con l’ultimatum il Burkina Faso sembra così voler tracciare una linea chiara, affermando che il tempo delle interferenze straniere è finito, e che gli africani devono essere i soli artefici del loro futuro politico e sociale.




