Il confine tra Italia e Slovenia attraversa il Carso, ma non ne interrompe la continuità ambientale. La conservazione degli habitat e la gestione del territorio richiedono così una cooperazione capace di superare le divisioni amministrative.

Il confine tra Italia e Slovenia attraversa il Carso, ma non ne interrompe la continuità ambientale. Praterie, boschi, stagni, muretti a secco e habitat naturali formano un sistema territoriale che non coincide con le divisioni amministrative. È proprio questa distanza tra confine politico e continuità ecologica a rendere necessaria una gestione condivisa del territorio.

In questo contesto si inserisce Kras4us, progetto finanziato dal programma Interreg VI-A Italia-Slovenia 2021-2027 e dedicato alla conservazione e al ripristino della biodiversità nell’area carsica transfrontaliera. Si tratta di un progetto standard, una delle tipologie attraverso cui il Programma sostiene iniziative orientate alla realizzazione di azioni concrete nell’ambito dei propri obiettivi specifici. Nel complesso, il programma affianca ai progetti standard anche operazioni di importanza strategica, progetti di capitalizzazione e il Fondo per piccoli progetti, costruendo un sistema articolato di strumenti per rafforzare la cooperazione tra i territori di confine.

Kras4us disponeva di un budget complessivo di circa 850 mila euro, di cui oltre 679 mila di contributo FESR, e aveva come capofila l’Università del Litorale di Capodistria. Il partenariato comprendeva inoltre DOPPS-BirdLife Slovenia, il Parco delle Grotte di Škocjan e il GAL Carso-LAS Kras, affiancati da partner associati come il Servizio biodiversità della Regione Friuli-Venezia Giulia, il Servizio forestale sloveno e l’Istituto pubblico per il turismo e la cultura Miren Kras. Il progetto è iniziato nell’aprile 2024 e si è concluso nell’agosto 2026, dopo 28 mesi di attività.

L’iniziativa partiva da una considerazione semplice ma strategica: gli ecosistemi non conoscono i confini degli Stati. La loro conservazione richiedeva quindi strumenti capaci di mettere in relazione ricerca scientifica, istituzioni, realtà locali e pratiche di gestione del territorio. Kras4us è diventato così parte di un più ampio laboratorio di cooperazione transfrontaliera nel quale la tutela della biodiversità si è intrecciata con la gestione del paesaggio e con il futuro delle comunità che abitano il Carso.

La stessa impostazione emerge da altri progetti sostenuti dal programma Interreg. Tra le operazioni di importanza strategica figura KRAS-CARSO II, dedicato alla gestione congiunta e allo sviluppo sostenibile dell’area del Carso classico, con particolare attenzione al patrimonio storico e ambientale. A questo quadro si aggiunge POSEIDONE, che rafforza la cooperazione transfrontaliera sul piano della tutela e della valorizzazione degli ecosistemi e del patrimonio naturale. A questo si affianca ADRIONCYCLETOUR, che estende la cooperazione alla valorizzazione del cicloturismo nell’area transfrontaliera. Sul fronte della prevenzione dei rischi, invece, KARST-SAFE ha capitalizzato esperienze maturate nella precedente programmazione Interreg per sviluppare misure comuni di prevenzione degli incendi nell’area carsica transfrontaliera.

Questo insieme di progetti mostra come la cooperazione europea sul Carso non proceda attraverso un’unica iniziativa, ma attraverso strumenti differenti che affrontano problemi complementari: sviluppo sostenibile, patrimonio naturale e culturale, biodiversità, resilienza climatica e prevenzione degli incendi. I progetti di capitalizzazione hanno proprio la funzione di trasferire e riutilizzare risultati e buone pratiche già sperimentati, rafforzando le reti e favorendone l’integrazione nelle politiche pubbliche.

Ma conservare il Carso non significa semplicemente lasciare il territorio alla sua evoluzione naturale. Una parte importante della biodiversità carsica dipende dal mantenimento di aree aperte, come prati e pascoli, che rischierebbero di essere progressivamente riconquistati dalla vegetazione arbustiva e boschiva. È in questo equilibrio tra natura e attività umane che Kras4us individuava una delle principali sfide per la conservazione.

Il progetto considerava quindi lo sfalcio e il pascolo non soltanto come attività agricole, ma anche come strumenti di gestione ambientale. Le azioni pilota riguardavano la conservazione delle infrastrutture verdi del Carso, tra cui praterie, stagni e muretti a secco, considerate non solo elementi importanti per la biodiversità ma anche parte del patrimonio culturale e dell’identità del territorio. Il progetto prevedeva inoltre la creazione di praterie permanenti attraverso la semina di miscele di erbe, interventi sulla vegetazione nelle zone di alimentazione del biancone e l’aggiornamento delle località degli stagni.

A queste attività si affiancavano visite e scambi sulle buone pratiche agricole e interventi per migliorare la biodiversità sui terreni agricoli. Nel marzo 2026, un simposio dedicato alle buone pratiche per la conservazione della biodiversità nel paesaggio agricolo del Carso aveva ribadito il ruolo della gestione agricola nella conservazione degli ambienti aperti.

Un esempio concreto arriva dal Carso italiano, dove realtà agricole come il Parco Rurale Alture di Polazzo a Fogliano Redipuglia e la Kmetija Antonič a Ceroglie utilizzano il pascolo di asini, bovini e pecore per contrastare la crescita della vegetazione e mantenere la landa carsica. In questo modo, pratiche agricole tradizionali possono contribuire alla tutela della biodiversità e, allo stesso tempo, alla prevenzione degli incendi.

Il rapporto tra gestione del territorio e rischio di incendio rappresenta infatti uno dei punti di contatto più evidenti tra le diverse iniziative Interreg dedicate al Carso. KARST-SAFE ha mostrato concretamente come la creazione di nuove aree di pascolo possa ridurre la presenza di vegetazione e biomassa combustibile vicino agli insediamenti. Al termine del progetto, nel marzo 2026, erano stati creati o ampliati 174 ettari di nuove aree di pascolo, confermando il ruolo della gestione agricola nella prevenzione degli incendi.

La questione diventa ancora più complessa nelle aree interessate dal fuoco. Kras4us prevedeva inoltre il monitoraggio di uccelli, impollinatori e vegetazione nell’area transfrontaliera del Carso goriziano colpita dagli incendi, confrontando le aree interessate con siti di controllo e differenti modalità di gestione.

Nel 2025 era stato realizzato uno studio specifico sugli impollinatori presenti nelle zone carsiche colpite da incendi negli ultimi sei anni, con l’obiettivo di comprendere gli effetti del fuoco sulla diversità e sulle funzioni dell’ecosistema.

Lo stesso approccio veniva applicato alle specie considerate indicatori dello stato degli habitat. Il progetto monitorava, tra le altre specie, il tritone crestato italiano, la ninfa delle torbiere, il biancone, il succiacapre e il lino delle fate. La scelta di queste specie rispondeva alla necessità di utilizzare indicatori capaci di fornire informazioni sullo stato di conservazione degli habitat e della biodiversità in un paesaggio in evoluzione.

I dati raccolti avrebbero dovuto fornire una base di riferimento per il monitoraggio futuro e permettere di valutare con maggiore precisione gli effetti delle diverse modalità di gestione dopo gli incendi. La produzione di conoscenze comparabili è proprio uno degli elementi che permette alla cooperazione transfrontaliera di andare oltre la semplice realizzazione di interventi locali.

A questa dimensione ambientale si aggiungeva quella economica. Kras4us prevedeva uno studio pilota sulla possibilità di utilizzare la biomassa di scarto proveniente dalle aree carsiche per la produzione di energia. L’obiettivo era verificare se i residui derivanti dalla gestione del territorio potessero diventare una risorsa per gli operatori locali, soprattutto nei settori dell’agricoltura e della silvicoltura. L’economia circolare diventava così parte della strategia per collegare manutenzione del territorio, sviluppo locale e tutela della natura.

Il punto centrale di Kras4us emerge proprio qui: la biodiversità del Carso richiede approcci comuni, dati comparabili e una capacità di coordinamento che superi la frammentazione amministrativa.

Tra gli obiettivi dichiarati vi era infatti lo sviluppo di nuove strategie per una gestione sostenibile delle specie e degli habitat Natura 2000 attraverso azioni pilota transfrontaliere e il monitoraggio delle specie bioindicatrici e ombrello. In questo quadro, infrastrutture verdi ed economia circolare diventavano due strumenti per collegare la conservazione della natura alle esigenze degli operatori locali.

Anche la composizione del partenariato rifletteva questa impostazione, riunendo competenze scientifiche, ambientali e territoriali provenienti dai due Paesi. È anche da questa pluralità di competenze che deriva la forza del progetto all’interno di una più ampia architettura di cooperazione.

Il valore di Kras4us sta dunque anche nella sua collocazione all’interno di una più ampia architettura di cooperazione. I progetti strategici definiscono interventi di scala più ampia; quelli standard, come Kras4us, traducono gli obiettivi del Programma in azioni concrete; i progetti di capitalizzazione trasferiscono e rafforzano risultati già sperimentati; il Fondo per piccoli progetti introduce invece un approccio dal basso legato soprattutto alle iniziative culturali e turistiche nell’area di Gorizia e Nova Gorica.

La vera sfida sarà trasformare queste sperimentazioni in pratiche capaci di continuare oltre la durata dei singoli progetti, facendo di dati, conoscenze e buone pratiche una strategia stabile per il Carso. L’esperienza di KARST-SAFE mostra già quanto sia importante mantenere attive le reti costruite attraverso i progetti e valorizzare i risultati nelle iniziative successive.

Il Carso mostra così una delle contraddizioni più interessanti delle politiche ambientali europee: i confini amministrativi sono necessari per governare un territorio, ma non coincidono necessariamente con quelli degli ecosistemi. La cooperazione transfrontaliera diventa quindi non soltanto una modalità di finanziamento, ma uno strumento di governo di un territorio che, per caratteristiche naturali e problemi ambientali, funziona già come uno spazio unico.

Kras4us rappresenta, in questo senso, un esperimento concreto: non eliminare il confine tra Italia e Slovenia, ma renderlo meno rilevante quando si tratta di proteggere un patrimonio naturale condiviso.

Riusciranno, dunque, le sperimentazioni di Kras4us e la rete di iniziative costruita attraverso Interreg a trasformarsi in una strategia permanente, capace di conciliare conservazione della biodiversità, attività economiche locali, prevenzione degli incendi e gestione condivisa del Carso oltre la durata dei singoli progetti?