di Guido Keller –
La procuratrice generale spagnola Carmen Lamela ha spiccato il mandato d’arresto europeo nei confronti di Carles Puigdenont, l’ex presidente della Generalitat della Catalogna che ha promosso il referendum del 1 ottobre e che, attraverso il Parlamento, ha dichiarato l’indipendenza della regione dalla Spagna. Destinatari del mandato anche quattro assessori del suo governo, Clara Ponsatì, Antoni Comin, Lluis Puig e Meritxell Serret, anche loro in Belgio dopo che il ministro fiammingo (e indipendentista) dell’Asilo e della Migrazione Theo Francken ha suggerito loro di riparare nel suo paese, l’unico dei Ventotto disposto a dare asilo ai cittadini provenienti da altri paesi dell’Unione Europea, anche perché non presente nell’ordinamento giuridico del Regno il reato di sedizione. Questo nonostante il premier Charles Michel si fosse messo di traverso e lo stesso Francken avesse ammesso che la cosa “ci metterebbe in una posizione diplomatica delicata con la Spagna”.
Sono invece in cinque diverse carceri del paese gli altri otto membri del governo catalano che ieri si sono presentati dinnanzi al giudice, ovvero il vicepresidente Oriol Junqueras, Joaquim Forn, Jordi Turull, Raul Romeva, Josep Rull, Carlesd Mundò, Dolors Bassa e Meritxell Borras; resta invece libero Santi Vila, che si era dimesso dalla sua carica il giorno prima della proclamazione dell’indipendenza.
Tutti sono accusati di sedizione, reato che prevede dai 15 ai 30 anni di reclusione, ma sono chiamati anche a rispondere di una serie di altri capi tra cui malversazione e dirottamento dei fondi pubblici.
Da Bruxelles Puigdemont ha twittato che “Il governo legittimo della Catalogna è stato incarcerato per le sue idee e per essere stato fedele al mandato approvato dal parlamento catalano. Il clan furioso della 155 vuole il carcere. Il clan sereno dei catalani, la libertà”. L’ex presidente parla quindi di “processo politico”, innescato dopo che Madrid ha di fatto commissariato la regione spodestando lui e i suoi colleghi secessionisti.
Eppure il premier Mariano Rajoy aveva fatto di tutto per evitare che si arrivasse alla situazione di oggi, indicando a Puigdemont l’uscita dal sul de sac in cui si era infilato dimettendosi e convocando elezioni anticipate prima di proclamare l’indipendenza della Catalogna. Il leader catalano ha tuttavia voluto tirare dritto per la sua strada conscio delle conseguenze anche personali sue e del suo governo. Tuttavia al momento lui è in Belgio, dove Francken sa di poter far leva sulla fragilissima intesa che tiene in piedi il governo Michel.




