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L’ormai ex presidente della Generalitat catalana Carles Puigdemont è fuggito in Belgio con 5 suoi ex assessori probabilmente per chiedere asilo politico e scampare all’arresto, dopo che il procuratore generale spagnolo José Manuel Maza ne ha chiesto l’incriminazione per sedizione e ribellione.
Oltre ai sei nel mirino del procuratore è finita anche la presidente del Parlamento Carme Forcadell, che mise al voto la dichiarazione di indipendenza: tutti rischiano dai 15 ai 30 anni di reclusione.
Era stato ieri il ministro belga per l’Asilo e la Migrazione, il fiammingo indipendentista Theo Francken, ad indicare a Puigdemont la strada per scampare alle manette, poiché “Quando vediamo la situazione, la repressione da Madrid e le condanne che si rischiano, ci si può domandare se ci sarà un processo equo”. Tuttavia da subito il premier Charles Michel aveva stoppata la cosa affermando che “Non è all’ordine del giorno” ed aveva invitato Francken a non “gettare benzina sul fuoco”.
Francken tuttavia sa di poter far leva sulla fragilissima intesa che tiene in piedi il governo Michel, per quanto lui stesso abbia ammesso che la cosa “ci metterebbe in una posizione diplomatica delicata con la Spagna”.
Gli assessori che sono in Belgio con Puigdemont sono il consigliere per il Governatorato, Meritxell Borras, quello per la Salute, Antoni Comin, per gli Interni, Joaquim Forn, per il Lavoro, Dolors Bassa e infine il consigliere per Agricoltura, pesca e alimentazione, Meritxell Serret.




