di Enrico Oliari

Era l’8 marzo del 2017 quando la Guardia di finanza si presentò a Villa del Vascello, sede dell’obbedienza massonica del Grande Oriente d’Italia (Goi), per sequestrare i 39 faldoni di schede relative agli iscritti alle logge calabresi e siciliane. A disporre la lunga e minuziosa perquisizione, durata 14 ore nel prestigioso edificio sul colle romano del Gianicolo, era stata Rosy Bindi, la presidente della Commissione parlamentare antimafia creata nel 2013 e composta da 25 senatori e da 25 deputati.

In seguito la relazione della Commissione, firmata dalla stessa Rosy Bindi, dovette appurare che nessun iscritto al Grande Oriente d’Italia fosse indagato dalla magistratura per reati di mafia.

L’obbedienza massonica aveva tuttavia denunciato la violazione della privacy, istanza poi respinta dal garante per la non applicabilità della norma sulla protezione dei dati al Parlamento, come pure aveva sottolineato “come il sequestro ordinato dalla Commissione antimafia rientrasse in una lunga lista di atti persecutori e discriminatori a cominciare dal sequestro dei suoi beni da parte del fascismo (fra cui Palazzo Giustiniani, ora sede del Senato)”.

Il Grande Oriente d’Italia si era quindi rivolto alla Corte europea per i Diritti dell’Uomo (Cedu) in un ricorso patrocinato dal professor Vincenzo Zeno-Zencovich. Oggi la Cedu ha dato ragione al Grande Oriente d’Italia: nel comunicato emesso da Villa il Vascello si legge che “Nelle 40 pagine della sentenza odierna la Corte di Strasburgo accerta che la perquisizione e il sequestro costituivano una violazione dell’art. 8 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo (che protegge il domicilio e la riservatezza). Aggiunge che il provvedimento era sproporzionato in quanto non vi era alcuna evidenza che l’acquisizione di tanti dati cartacei e digitali fossero rilevanti ai fini dell’inchiesta della Commissione. L’ordine di perquisizione e sequestro non era stato soggetto ad alcuna previa verifica giudiziale, e la motivazione del provvedimento era assolutamente generica non sussistendo “elementi che avrebbero potuto suffragare un ragionevole sospetto del coinvolgimento dell’associazione nei fatti oggetto di indagine””.

La nota riporta il dispositivo secondo cui “Alla luce di quanto sopra riportato, ed in particolare dell’assenza di prove o di ragionevoli sospetti del coinvolgimento nei fatti oggetto di indagine, idonei a giustificare il provvedimento” (…) la perquisizione “non era conforme al diritto”, “ne’ era necessaria in una società democratica”.

Sulla sentenza della Cedu è intervenuto il Gran Maestro dell’obbedienza massonica Stefano Bisi, il quale ha dichiarato che “Il Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani rinnova il suo più profondo sentimento di appartenenza alla Repubblica Italiana con la certezza che lo storico risultato oggi conseguito innanzi la Cedu possa contribuire, come più volte accaduto nella storia del Paese, a preservare e far progredire la Democrazia, la Giustizia e la Legalità.

Non si può certo gioire per la condanna dell’Italia, dichiarata ancora una volta gravemente responsabile di azioni in danno del Grande Oriente d’Italia Palazzo Giustiniani, ma deve necessariamente trarsi insegnamento per il futuro.

Il Grande Oriente d’Italia prosegue infatti la sua azione giudiziaria nei confronti dello Stato per la restituzione di Palazzo Giustiniani nella piena consapevolezza che il tempo restituirà verità alla giustizia”.

Stefano Bisi. (Foto: Notizie Geopolitiche).