MADRID — Il 29 luglio, alle ore di ufficio, il Centro Nacional de Inteligencia — il servizio segreto spagnolo — manda un messaggio WhatsApp alla Delegazione del governo a Ceuta. Sui social, avverte, circolano appelli «per un assalto alla recinzione e via mare domani alle 20». E aggiunge un dettaglio che oggi pesa come un macigno: «Ci sono due gruppi diversi con in totale 180.000 follower, tanto per dare un’idea della scala».
Quel messaggio è tra i 40 documenti — allerte, rapporti d’intelligence, grafici, comunicazioni tra agenzie — che il governo spagnolo ha declassificato mercoledì, riferisce l’Associated Press. Le carte mostrano che l’allarme c’era, ed era arrivato il giorno prima che oltre 72.000 persone entrassero a Ceuta, la città spagnola sulla costa africana confinante con il Marocco, tra il 30 e il 31 luglio. Ed è per questo che indeboliscono la linea tenuta finora dal premier Pedro Sánchez.
Gli avvisi, quel 29 luglio, non furono uno solo. Il CNI scrisse anche ai servizi marocchini: sui social si progettava di entrare a Ceuta il 30 luglio scavalcando la recinzione o aggirandola a nuoto, e i migranti avrebbero potuto approfittare della Festa del Trono, la ricorrenza nazionale marocchina che cade proprio quel giorno. Alla Guardia Civil arrivarono segnalazioni analoghe su «diversi gruppi su Facebook e WhatsApp che incoraggiano questi tentativi». Un giorno prima, non un’ora.
Poi il 30 luglio accadde esattamente ciò che le note descrivevano, ma su una scala mai vista. E un rapporto d’intelligence del ministero della Difesa, redatto quello stesso giorno, mise nero su bianco un’accusa pesante: le forze marocchine furono passive e agirono con negligenza. «Non si può escludere che il Marocco tenti di sfruttare la situazione creatasi a Ceuta per perseguire i propri interessi strategici», si legge nel documento. La partita vera, suggeriscono le carte stesse, non è migratoria ma diplomatica: per Rabat la frontiera di Ceuta è una leva negoziale su Madrid.
La difesa del premier
Dall’altra parte c’è la versione del governo. Mercoledì, il giorno stesso della declassificazione, Sánchez ha respinto l’idea che i documenti provino un preallarme su un attraversamento di quella portata: l’esistenza della campagna social «era nota… ed era monitorata», è la linea difensiva del suo esecutivo. Nei giorni precedenti il 30 luglio, quando centinaia di migranti erano già arrivati a nuoto o via terra, il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska aveva parlato di «una situazione straordinaria, eccezionale», gestita «con i mezzi che abbiamo già dispiegato lì in permanenza».
Dov’è allora il punto? Nella parola «portata». Il governo non nega di aver saputo della campagna: nega di aver potuto prevedere che si trasformasse in 72.000 ingressi in due giorni. Ma è una distinzione che le carte rendono scivolosa, perché il numero dei follower — 180.000 — stava scritto proprio nell’avviso del CNI, con tanto di commento sulla scala del fenomeno.
Intanto la pressione politica cresce. Dopo gli arrivi di luglio la Spagna è stata attraversata da grandi manifestazioni, i critici imputano al governo la gestione della crisi e le opposizioni accusano Sánchez di compiacere il Marocco. Il ministero degli Esteri di Rabat, interpellato dall’agenzia americana, non ha risposto. Restano le fotografie di quei giorni: le spiagge di Fnideq, la cittadina marocchina a ridosso del confine, da cui il 31 luglio si continuava a partire a nuoto verso la recinzione.
