di Giuseppe Gagliano –
Negli ultimi giorni la violenza estremista in Ciad ha raggiunto un nuovo apice. Uomini armati appartenenti al gruppo somalo Boko Haram hanno attaccato una base militare nell’area del Lago Ciad uccidendo 17 militari regolari, e in base a quanto riportato dalle autorità di N’Djamen, l’attacco è stato alla fine respinto dalle forze armate, che hanno ucciso 96 terroristi. Tuttavia l’elevato numero di vittime tra i militari ciadiani evidenzia la persistenza della minaccia che questi gruppi rappresentano per la stabilità della regione.
Il Ciad, un Paese strategicamente cruciale nel cuore dell’Africa, è stato per anni in prima linea nella lotta contro l’insurrezione jihadista. Dal 2009, quando Boko Haram ha iniziato la sua campagna di violenza nel nord-est della Nigeria, l’insurrezione si è rapidamente estesa ai Paesi confinanti, tra cui Niger, Camerun e Ciad. L’obiettivo del gruppo è quello di destabilizzare i governi locali e imporre la sua interpretazione radicale della legge islamica.
Il 2020 è stato un anno chiave per la regione: una massiccia operazione militare lanciata dall’esercito ciadiano aveva temporaneamente ridotto la capacità operativa di Boko Haram e dell’ISWAP (Stato Islamico della Provincia dell’Africa Occidentale). Tuttavia gli ultimi attacchi dimostrano che la minaccia è tutt’altro che eliminata. Le recenti offensive suggeriscono che i gruppi jihadisti hanno riorganizzato le loro forze sfruttando l’instabilità politica interna del Ciad per rilanciare le loro operazioni.
Il presidente Mahamat Deby Itno, salito al potere nel 2021 dopo la morte del padre, ha dichiarato di voler intensificare le operazioni militari contro i militanti nel bacino del Lago Ciad. Tuttavia il Paese si trova in una situazione complessa: la transizione politica seguita alla morte del presidente Idriss Deby è stata segnata da contestazioni e disordini interni. Ciò ha ulteriormente complicato la capacità del governo di fronteggiare le minacce alla sicurezza.
Il recente attacco rappresenta un duro colpo per le forze armate ciadiane, che sono considerate tra le più esperte nella regione del Sahel. Nonostante ciò la frequenza degli attacchi dimostra che i jihadisti continuano a trovare rifugio e supporto nelle aree periferiche, lontane dal controllo statale.
La recrudescenza della violenza nel Lago Ciad ha conseguenze dirette sulla sicurezza di tutta l’Africa occidentale e centrale. I Paesi della regione collaborano da anni per contrastare la minaccia jihadista attraverso una coalizione militare composta da truppe di Nigeria, Niger, Camerun, e Ciad. Tuttavia la coordinazione tra i Paesi membri rimane spesso difficile a causa delle sfide logistiche e delle tensioni politiche interne.
L’aumento della violenza potrebbe anche attirare l’attenzione delle potenze internazionali, in particolare della Francia e degli Stati Uniti, che vedono nella stabilità del Ciad un elemento cruciale per la sicurezza della regione del Sahel. La presenza di basi militari francesi e americane nel Paese dimostra l’importanza strategica del Ciad nella lotta contro il terrorismo in Africa.




