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L’attacco alla base militare ciadiana di Barka Tolorom conferma che Boko Haram è tutt’altro che sconfitto. Almeno 24 soldati sono morti e 46 sono rimasti feriti in un assalto notturno sulle rive del Lago Ciad, una delle aree più instabili e difficili da controllare dell’Africa subsahariana. Il raid rappresenta un duro colpo per il governo di Mahamat Idriss Déby e dimostra come la minaccia jihadista continui a colpire nonostante anni di operazioni militari e offensive annunciate come decisive.
L’azione, attribuita alla fazione JAS di Boko Haram, evidenzia la capacità dei gruppi armati di sfruttare la geografia del Lago Ciad, fatta di isole, paludi e confini porosi che favoriscono movimenti rapidi e nascondigli difficilmente raggiungibili dagli eserciti regolari. Colpire una base militare con un’operazione coordinata richiede uomini, intelligence e conoscenza del territorio, elementi che confermano la sopravvivenza operativa dell’insurrezione jihadista.
Dopo l’attacco dell’ottobre 2024, costato circa 40 morti all’esercito ciadiano, Déby aveva lanciato una vasta controffensiva presentata come risolutiva. A febbraio 2025 le autorità sostenevano che Boko Haram non disponesse più di rifugi nel Paese, ma l’assalto di Barka Tolorom smentisce quella valutazione e mette in luce la fragilità del controllo statale nelle regioni periferiche.
Il Lago Ciad resta uno dei principali epicentri della crisi securitaria africana. Boko Haram e lo Stato Islamico della Provincia dell’Africa Occidentale continuano a sfruttare la debolezza delle frontiere per spostarsi tra Ciad, Nigeria, Niger e Camerun, colpendo avamposti isolati, imponendo tasse illegali e terrorizzando le comunità locali. La loro forza non dipende più dal controllo stabile delle città, ma dalla capacità di mantenere insicura l’intera regione.
La situazione è aggravata dall’indebolimento della cooperazione regionale. Il ritiro del Niger dalla Forza multinazionale mista, annunciato nel marzo 2025, ha colpito uno dei principali strumenti di coordinamento contro l’insurrezione jihadista. La crescente frammentazione politica del Sahel rischia di favorire ulteriormente i gruppi armati, che approfittano delle divisioni tra gli Stati e delle tensioni geopolitiche.
Per Mahamat Idriss Déby la guerra contro Boko Haram è anche una questione di legittimità politica interna. Il Ciad ha costruito gran parte della propria stabilità sul ruolo delle forze armate, considerate tra le più efficaci della regione. Ogni attacco contro l’esercito rappresenta quindi non solo una perdita militare, ma anche una sfida diretta all’autorità del presidente.
A rendere ancora più fragile il quadro contribuiscono povertà, crisi climatica e debolezza economica. Nonostante le risorse petrolifere, il Ciad resta uno dei Paesi più poveri dell’Africa e vaste aree del territorio vivono ai margini dello Stato. La guerra permanente prosciuga risorse pubbliche, ostacola gli investimenti e alimenta nuove tensioni sociali, mentre il Lago Ciad continua a essere segnato da crisi ambientali e traffici illegali.
L’attacco di Barka Tolorom dimostra che Boko Haram ha perso parte della sua forza territoriale, ma conserva reti, rifugi e capacità operative sufficienti per continuare a destabilizzare il Sahel. Senza una strategia comune che unisca sicurezza, cooperazione regionale e sviluppo economico, la regione rischia di restare intrappolata in una guerra senza una vera vittoria finale.












