di Giuseppe Gagliano –
La visita del vicepresidente cinese Han Zheng in Kenya, Sudafrica e Seychelles, in programma dal 22 al 30 marzo, segna un passaggio chiave nella ridefinizione della presenza di Pechino in Africa. Più che una missione diplomatica, il viaggio rivela una strategia articolata che intreccia infrastrutture, politica e controllo delle rotte marittime.
Il Kenya rappresenta il perno logistico della proiezione cinese nell’Africa orientale. Nairobi resta una piattaforma commerciale fondamentale, ma anche il banco di prova della nuova fase cinese: meno credito facile, più selezione dei progetti e condivisione dei rischi. Il rilancio della ferrovia a scartamento standard, dopo anni di stallo, conferma che Pechino non si ritira, ma ricalibra il proprio approccio.
Il Sudafrica è invece il fulcro politico e geoeconomico. Pretoria, membro dei Brics e potenza industriale regionale, offre alla Cina legittimazione internazionale e accesso privilegiato ai mercati africani. Non a caso, i rapporti tra i due Paesi vengono definiti da Pechino come una cooperazione strategica globale nella nuova era, segnale del ruolo centrale attribuito al partner sudafricano.
Le Seychelles, infine, sono il tassello più rivelatore. Pur marginali sul piano economico, occupano una posizione cruciale nell’Oceano Indiano occidentale, snodo tra Africa, Golfo e Asia. Rafforzare i legami con l’arcipelago significa per la Cina consolidare la propria presenza in un’area dove la competizione marittima è destinata a crescere.
Letta nel suo insieme, la tournée compone una strategia coerente. Il Kenya garantisce accesso logistico e infrastrutturale, il Sudafrica assicura peso politico e industriale, le Seychelles completano la dimensione marittima. È una geometria di potenza che punta a presidiare corridoi, porti e relazioni chiave.
Il viaggio segnala anche un cambiamento di metodo. Dopo anni di espansione finanziaria, Pechino adotta un approccio più prudente ma non meno ambizioso, puntando su relazioni più equilibrate e su una presenza diversificata. In un contesto di crescente competizione con India, Stati Uniti e altre potenze nell’Oceano Indiano, la Cina mira a integrare commercio, diplomazia e influenza marittima.
Il messaggio finale è chiaro: l’Africa resta centrale, ma non più solo come spazio economico. Pechino costruisce una presenza più sofisticata, basata su nodi strategici e rotte globali, con l’obiettivo di consolidare nel tempo un proprio sistema di influenza nel continente e nelle sue acque.




