di Giuseppe Gagliano –
Il lancio di un missile balistico da un sottomarino nucleare cinese nelle acque internazionali del Pacifico segna un nuovo passo nella strategia di Pechino per consolidare il proprio ruolo di potenza globale. Presentata dalle autorità cinesi come una normale esercitazione, l’operazione assume invece un forte significato geopolitico, arrivando in una fase di crescente competizione con gli Stati Uniti e i loro alleati nell’Indo-Pacifico.
Secondo diverse valutazioni, il vettore impiegato potrebbe essere un missile JL-3, capace di rafforzare la componente sottomarina della deterrenza nucleare cinese. L’obiettivo è rendere più credibile la capacità di risposta strategica di Pechino, riducendo la vulnerabilità del proprio arsenale e aumentando la pressione sugli Stati Uniti, che da anni monitorano l’espansione della Marina cinese e il rafforzamento delle sue capacità missilistiche.
Il messaggio è rivolto anche agli alleati di Washington, in particolare Australia, Giappone, Nuova Zelanda e Taiwan, sempre più preoccupati dalla crescente presenza militare cinese nel Pacifico. La notifica preventiva del lancio non è bastata a dissipare i timori, alimentando invece la percezione di una progressiva militarizzazione dell’area.
L’episodio assume un significato ancora più rilevante alla luce del recente accordo di mutua difesa tra Australia e Figi, che rafforza la presenza di Canberra nel Pacifico meridionale, dove la Cina cerca da anni di espandere la propria influenza attraverso investimenti, infrastrutture e cooperazione in materia di sicurezza. Una dimostrazione di forza che potrebbe però ottenere l’effetto opposto, spingendo gli Stati insulari a rafforzare ulteriormente i rapporti con Australia e Stati Uniti.
La competizione riguarda anche il controllo delle rotte marittime, dei cavi sottomarini, delle risorse naturali e delle infrastrutture strategiche, elementi centrali nella rivalità economica e geopolitica tra le grandi potenze. Se da un lato questa sfida potrebbe tradursi in maggiori investimenti nei Paesi dell’area, dall’altro rischia di aumentare le tensioni, le spese militari e l’insicurezza delle principali vie commerciali.
Per Taiwan, infine, il lancio rappresenta un ulteriore tassello della pressione esercitata da Pechino attraverso l’intensificazione delle attività navali e delle esercitazioni militari intorno all’isola. La Cina continua così a dimostrare di voler affermare una capacità di deterrenza globale, confermando come il Pacifico sia ormai uno dei principali teatri della competizione strategica del XXI secolo.












