di Daniele Priori –
Con il via libera dei 2.300 delegati del Partito Comunista Cinese (83 milioni di iscritti), il presidente Xi Jinping si appresta a governare la Cina per altri 5 anni, forte di un appoggio pressoché unanime e di un consenso che ha portato le sue 14 teorie ad essere iscritte nella Costituzione, al pari di Mao e di Deng Xiaoping.
Presentando i nuovi membri del Comitato permanente nella Grande Sala del Popolo, Xi ha espresso gratitudine all’assemblea ed ha affermato che “La conferma a segretario generale non solo è un’approvazione del mio lavoro, ma anche un incoraggiamento che mi sprona ad andare avanti”.
La via è quella di una Cina moderna e dinamica, capace di stare sui mercati ma anche di conciliare l’economia con il sociale e con il clima: a questo serve un Partito comunista cinese forte, in grado di essere “al servizio del popolo” e di “svolgere il ruolo di pioniere dei tempi e quello di pilastro della nazione”, ovvero di avere un pieno controllo della società e degli apparati istituzionali. E per arrivare a questo bisogna avere innanzitutto tolleranza zero nei confronti della corruzione, un dramma in Cina, e dare al Paese le riforme sociali ed economiche di cui necessita. “Oggi – ha spiegato Xi – la Cina sta passando una fase monto dura e difficile, ma il domani sarà radioso”.
Il Politburo sarà formato, oltre che da Xi, da Li Keqiang, riconfermato premier, da Li Zhanshu, Wang Yang, Wang Huning, Zhao Leji e Han Zheng (capo Pcc Shanghai). Tutti ultrasessantenni, nessuno che faccia pensare ad un successore del presidente nel 2022.



