di Enrico Oliari –
Il mese scorso la Knesset, cioè il Parlamento israeliano, aveva votato l’annessione della Cisgiordania. Una mossa definita come una “boutade senza peso” dai leader europei, chini e inclini a perdonare tutto al premier Benjamin Netanyahu, assai nulla a quel Vladimir Putin da cui almeno sarebbe arrivato il gas a buon mercato.
D’altronde è dal 2018 che Netanyahu va manifestando l’intenzione di annettere la cisgiordania, che con Hamas non c’entra nulla, dal momento che è governata da al-Fatah.
Tra gli obiettivi del premier Netanyahu e del suo governo di estrema destra (cosa non si fa per non andare in galera!) c’è certamente il gas davanti a Gaza, ma anche le risorse idriche della Cisgiordania, per cui se ne infischia (come ha sempre fatto) del diritto internazionale, e tira dritto per la sua ormai conclamata strategia di rubare la terra degli altri. Un “vizio” che gli israeliani portano avanti con gradualità dal 1948, tanto che oggi sono 750mila i coloni che hanno messo su casa nei territori dei palestinesi, certi di un esercito pronto a sparare, del supporto Usa e dell’inconsistenza delle proteste dei piccoli leader europei. Come si diceva, Netanyahu non è Putin.
Fatto sta che oggi il governo di Netanyahu, forte del voto alla Knesset del mese scorso, ha approvato definitivamente un progetto di insediamenti nella zona E1 dei Territori Occupati, un’iniziativa che dividerà in due la Cisgiordania.
Si tratta di costruire 3.500 unità abitative con le ruspe e i carri armati, ma soprattutto, come ha spiegato il giulivo ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, di “cancellare l’illusione dei due Stati”. Ovvero l’esatto contrario di quanto sono andati dicendo e promettendo tutti i leader occidentali, compreso il premier italiano Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
I quali non solo, a differenza della Germania, non hanno fermato la vendita di armi ad Israele. Non solo, a differenza di Spagna, Gran Bretagna e Francia non hanno riconosciuto o annunciato di voler riconoscere lo Stato della Palestina, nonostante la mattanza di Gaza e i morti per fame.
Semplicemente se ne stanno lì, fermi, e tra poco si limiteranno con tutta la loro forza e il loro alto ruolo a definire “illegale” l’iniziativa di Netanyahu. Nulla di più.
Probabilmente dalle parti di Palazzo Chigi e della Farnesina non si è capito che la questione degli ostaggi per Netanyahu e il suo governo di estrema destra è solo un cavillo, uno specchietto per le allodole. Anche perché a Tel Aviv e a Gerusalemme non sanno più come dirlo: l’obiettivo è trasferire i palestinesi e appropriarsi della loro terra.
















