Competitività e sovranità nazionale: spazio alle tecnologie critiche

di Luisa Santoro e Luca Romano

“È ormai chiaro dall’evoluzione globale che nessun Paese che ambisca a prosperità e sovranità può permettersi di essere escluso dalle tecnologie critiche”: con queste parole, durante l’edizione 2025 del Meeting di Rimini, Mario Draghi è tornato sul tema dell’importanza della dimensione scientifico-tecnologica nell’attuale fase dell’evoluzione globale, così come già evidenziato nel suo Rapporto sulla Competitività dell’UE presentato il 9 settembre 2024.
In particolare, nel suo Rapporto Draghi dedica un’intera sezione, la Parte B, alla tecnologia spaziale, indicata come uno degli strumenti che possono maggiormente contribuire al ripristino di un livello adeguato di competitività dell’UE. Da dominio incontrastato e riservato unicamente alle superpotenze, dapprima come strumento di confronto muscolare e successivamente a fini esplorativi e di ricerca; lo spazio ha infatti assunto nel tempo una crescente valenza strategica, sia dal punto di vista scientifico-tecnologico che economico, e più in generale di sicurezza nazionale e competitività. Temi, questi ultimi, che, nel più che mai complesso scenario geopolitico odierno, trovano nello spazio un abilitatore imprescindibile per la protezione degli interessi italiani ed europei.
L’UE. si sottolinea nel Rapporto, ha sviluppato un’infrastruttura spaziale strategica di altissima qualità, con competenze tecniche e capacità industriali eccellenti, in particolare per quanto riguarda l’assemblaggio e l’integrazione dei sistemi (cioè, le fasi finali della catena del valore); inoltre, finanzia, possiede e governa infrastrutture spaziali critiche – caratteristica rara in ambito internazionale. Tuttavia, nonostante vanti sia infrastrutture spaziali critiche sia un settore spaziale di prima qualità a livello mondiale, l’UE “sta ora iniziando a perdere terreno”.
A tale ultimo proposito il Rapporto Draghi delinea una serie di proposte specifiche, tra cui la necessità di fare leva sulle sinergie tra politiche industriali spaziali e di difesa; di definire un quadro politico dell’UE per i lanciatori che garantisca un accesso autonomo allo spazio; di promuovere un accesso ai mercati spaziali che assicuri, in particolare, un’equa partecipazione agli appalti internazionali; e di definire e attuare una “diplomazia spaziale dell’UE” tesa a promuoverne gli interessi strategici e a sostenerne le aziende di settore nelle rispettive proiezione verso mercati spaziali nuovi e/o emergenti.
Il Rapporto Draghi si conclude inoltre con una serie di raccomandazioni, inerenti: ai finanziamenti europei in R&S – che dovrebbero essere aumentati e concentrati su iniziative comuni, ad esempio attraverso nuovi programmi dual-use e Progetti di Difesa Europea di Interesse Comune, sui quali costruire la necessaria cooperazione industriale; al coordinamento della spesa pubblica in un (nuovo) vero Mercato Unico per lo spazio (con standard comuni e requisiti di licenza armonizzati), insieme a un quadro legislativo comune dell’UE, meno complesso, meno frammentato e privo di sovrapposizioni.
Infine, per quanto riguarda il settore della difesa, la crescita, nell’UE, di PMI spaziali innovative, start-up e scale-up dovrebbe essere facilitata attraverso un miglior accesso ai finanziamenti e l’introduzione di regole di preferenza europee mirate, secondo una strategia coerente e duratura, capace di allineare talenti, capitali e politiche industriali intorno a un obiettivo strategico condiviso, ovvero quello della realizzazione della sovranità attraverso l’innovazione; abbandonando l’idea – oggi obsoleta – che la spesa per l’aerospaziale e la difesa siano semplicemente un costo senza reali benefici quotidiani, poiché, al contrario, si tratta di un investimento strategico con potenti effetti moltiplicatori sull’economia, oltre a essere motore di progresso tecnologico e crescita economica, a supporto dei poli industriali regionali, a favore dell’innovazione e del rafforzamento della competitività e sovranità nazionali.
Le raccomandazioni di Mario Draghi sono state accolte dalla Commissione europea, che le ha riflesse in due proposte: l’EU Space Act (di giugno scorso), provvedimento mirato a armonizzare le normative spaziali nazionali, favorendo innovazione, sostenibilità, cybersicurezza e competitività del settore, con particolare beneficio per le imprese del New Space, e l’European Competitiveness Fund (di luglio scorso), che supporterà l’intero percorso di investimento, dalla ricerca allo sviluppo, dalla produzione alla distribuzione, contribuendo a ridurre i rischi insiti nei progetti di difesa comuni e rafforzando il coordinamento relativo alle applicazioni dual-use e alla sicurezza informatica.