di Enrico Oliari

A sentire i politici europei tra cui Mario Draghi, l’economia russa sarebbe stata messa in ginocchio dalle sanzioni occidentali già due anni fa, cosa che avrebbe comportato lo stop immediato dell'”Operazione speciale” di Vladimir Putin. La realtà si è presenta ben diversa: le forze russe continuano a espandersi verso ovest, l’economia russa è in lenta ma costante crescita, gli scaffali dei supermercati di Mosca sono pieni (anche di prodotti europei), la bilancia commerciale con la Cina è passata da 78 a 234 miliardi e il Cremlino ha stretto nuovi rapporti commerciali con mezzo mondo.

Intanto in Europa, dove si compra il gas di scisto (proibito dalle leggi europee) degli Usa a tre volte il prezzo e dove le famiglie arrancano per arrivare alla fine del mese, si pensa a come staccare altri assegni per l’Ucraina, l’ultimo una settimana fa da un miliardo e mezzo di euro, che porta a 6 miliardi di euro il finanziamento ponte per dare una boccata d’ossigeno all’economia ucraina.

Tuttavia per sostenere la difesa ucraina, ovvero per fornire ancora armi ad un paese sempre più indebitato, il governo e il Parlamento dell’Ue stanno studiando come reperire altri 50 miliardi di euro, denaro che si aggiunge ai 143 miliardi già versati per l’assistenza finanziaria e quella militare.

Così al Parlamento europeo non in pochi stanno spingendo per utilizzare i beni e il denaro russo, e pur considerando “la necessità di rispettare il diritto internazionale”, il Pesc (Alto rappresentante per gli Affari esteri dell’Ue) Josep Borrell si è detto favorevole a che si tragga profitto dalle proprietà russe in Europa al fine di sostenere la difesa dell’Ucraina. L’idea di congelare i beni russi o addirittura di utilizzarli per la difesa o la ricostruzione dell’Ucraina non è nuova, e già oggi sono congelati presso l’Euroclear beni russi per 210 miliardi di euro.

Il congelamento dei beni, come le sanzioni, hanno il “difetto” di essere simmetrici, e in questi giorni è saltato fuori il caso Ariston: grazie ad un decreto firmato dal presidente russo, le proprietà di Ariston e di Bosh in Russia sono state temporaneamente affidate nella loro totalità alla Gazprom Domestic System.

Come riporta Panorama, “l’italiana Ariston ha prodotto 100 milioni di euro di ricavi in Russia”, nella fattispecie presso lo stabilimento di 64mila metri quadri della Ariston Thermo Rus LLC situato nella città di Vsevolžsk, provincia di Leningrado. Da lì a poco, su indicazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani la Farnesina ha convocato l’ambasciatore russo in Italia Alexey Paramonov in relazione al trasferimento in amministrazione temporanea di Ariston Thermo Rus, al gruppo Gazprom. A Paramonov il segretario generale della Farnesina Riccardo Guariglia “ha espresso – come si legge nella nota del ministero – il forte il disappunto del governo italiano per tale inatteso provvedimento”, per cui ha chiesto chiarimenti sulle sue motivazioni “che non trovano fondamento nel diritto, tanto più considerando che esso è stato adottato nei confronti di un’impresa che ha uno storico radicamento nel Paese e che non ha alcuna connessione con l’attuale situazione di crisi internazionale”. Trattandosi di un provvedimento “temporaneo”, Guariglia ha auspicato il ripensamento del governo russo della decisione.

La nota del ministero riporta l’intenzione del ministro Tajani, il quale “è in contatto sin dal primo momento con l’azienda”, di “approfondire le conseguenze della decisione russa insieme ai partner G7 e Ue e di valutare una risposta appropriata”.

Con un comunicato l’ambasciata russa ha tuttavia fatto notare che la Ariston Thermo Rus è di proprietà della casa madre Ariston Holding N.V. la quale, come riporta il sito dell’azienda, ha sede legale ad Amsterdam, e che “da parte della Federazione Russa sono state fornite spiegazioni esaurienti sulla legalità e fondatezza delle decisioni prese riguardo a un’azienda che, de jure, è olandese”.

La nota, diffusa su Facebook, spiega che “È stato sottolineato che queste misure, nel rispetto del relativo quadro giuridico, sono state adottate in risposta alle azioni ostili e contrarie al diritto internazionale intraprese dagli Stati Uniti d’America e dagli altri Stati esteri che si sono uniti a loro, volte a privare illegalmente la Russia, le sue entità giuridiche e varie persone fisiche del diritto di proprietà e/o a limitare tale diritto su beni situati nel territorio di tali Stati. Non si può non considerare che la retorica e il tono sempre più aggressivi e irresponsabili dei leader occidentali e delle loro compagini non possono che essere interpretati come deliberata intenzione di minacciare in modalità continuativa la sicurezza della Federazione Russa, quella nazionale, economica, energetica e di ogni altro tipo”.

“L’ambasciatore della Federazione Russa – conclude il comunicato – ha ricordato agli interlocutori che Mosca ha sempre attribuito particolare importanza alle proficue e reciprocamente vantaggiose relazioni commerciali ed economiche con l’Italia. La responsabilità per le conseguenze negative del loro deterioramento ricade interamente sulle autorità italiane che hanno sacrificato i reali interessi nazionali della Repubblica per partecipare a sterili e pericolose avventure geopolitiche anti-russe”.