di Paolo Menchi * –
Nei giorni scorsi, presso la sede dell’Onu di New York, i rappresentanti di Cuba e della Corea del Sud hanno annunciato di essersi accordati per riallacciare le relazioni diplomatiche interrotte circa sessanta anni fa.
Non sono stati ancora presi accordi sulla tempistica e sulle modalità per riaprire le rispettive ambasciate, ma verrà presto fatto anche questo. La notizia è stata data senza troppa enfasi, così come le trattative, che duravano da anni, erano sempre state poco pubblicizzate.
In effetti si ratta di un fatto storico, considerando anche lo stretto rapporto ideologico, politico e commerciale che esiste tra Cuba e Corea del Nord dai tempi di Fidel Castro e Kim Il-sung, cosa che ha sempre ostacolato la ripresa delle relazioni diplomatiche con la Corea del Sud, visti i pessimi rapporti tra i due vicini asiatici.
Bisogna dire che, nonostante la mancanza di relazioni diplomatiche, Cuba e Corea del Sud negli ultimi anni avevano aumentato notevolmente i loro scambi commerciali, che nel 2022 hanno raggiunto i 21 milioni di dollari, dei quali 14 rappresentavano le esportazioni verso il paese caraibico, tanto che tra le poche auto che si vedono a Cuba, le Kia e le Hyundai la fanno da padrone.
Ma cosa hanno da guadagnare i due Paesi da questo avvicinamento?
La Corea del Sud mette i piedi in un’isola strategicamente molto importante e a due passi dagli Stati Uniti, trova un acquirente per molti dei suoi prodotti e inoltre, nella guerra fredda con il paese guidato da Kim, piazza un colpo a suo favore diminuendo l’influenza della Corea del Nord proprio in una nazione ideologicamente considerata molto vicina ai nordcoreani, e dove, grazie al cinema e alle serie tv, la cultura sudcoreana negli ultimi anni ha cominciato ad essere conosciuta ed apprezzata così come nel resto del mondo.
Per Cuba, oltre all’aspetto formale che le permette di essere meno isolata a livello internazionale, i vantaggi maggiori di questa intesa sono di ordine economico che, in considerazione della continua e sempre in peggioramento situazione economica del paese, ormai impossibilitato persino a reperire prodotti di prima necessità ed energia elettrica, potrebbero contribuire a migliorare il livello di vita dei cubani.
Se per esempio venissero impiantate a Cuba fabbriche della Samsung o di altri giganti industriali sudcoreani, nell’isola si potrebbe respirare un’aria nettamente diversa.
Bisogna ora vedere la reazione della Corea del Nord, la quale non era a conoscenza delle trattative segrete per ristabilire le relazioni diplomatiche tra i due paesi.
Non è escluso che Pyongyang richiami il suo ambasciatore all’Avana: sembra che Kim Jong-un abbia preso molto male la notizia, recepita come un ulteriore sintomo di un progressivo isolamento internazionale che sta subendo il suo Paese.




