di Giuseppe Gagliano

Il 13 ottobre 2024 è entrato ufficialmente in vigore il trattato noto come Cooperative Framework Agreement (CFA), un accordo multilaterale che mira a regolamentare l’uso delle acque del fiume Nilo. Questo trattato, ratificato da Etiopia, Rwanda, Sud Sudan, Uganda, Tanzania e Repubblica Democratica del Congo, rappresenta il primo tentativo di creare un quadro giuridico e istituzionale per la gestione condivisa delle risorse idriche del Nilo.

Tuttavia l’Egitto e il Sudan, due dei principali stati a valle del Nilo, si sono opposti fermamente all’accordo e si sono rifiutati di firmarlo. Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha ribadito il rifiuto del suo paese durante una recente riunione della Commissione tecnica congiunta permanente egiziano-sudanese per le acque del Nilo (PJTC). Entrambi i paesi hanno esortato gli altri stati del bacino a rispettare l’Iniziativa per il bacino del Nilo del 1999, evitando azioni unilaterali che potrebbero aggravare le divisioni tra gli stati a monte e quelli a valle del fiume.

Secondo i governi di Egitto e Sudan, il CFA viola gli storici accordi del 1929 e del 1959, che regolavano l’uso del Nilo in base a specifiche quote di acqua a favore di questi due paesi. Citando una sentenza del 1989 della Corte Internazionale di Giustizia (ICJ), il Cairo ha affermato che tali accordi sull’acqua hanno lo stesso status degli accordi sui confini e non possono essere modificati unilateralmente senza il consenso di tutte le parti interessate.

Il primo ministro etiopico Abiy Ahmed ha incoraggiato i paesi che non hanno ancora aderito all’accordo, riferendosi al CFA come un’opportunità per creare una “Famiglia del Nilo”, promuovendo l’uso equo e sostenibile delle risorse idriche.

La questione dell’acqua del Nilo è da tempo fonte di tensione, soprattutto tra Egitto ed Etiopia. Un punto particolarmente controverso è la costruzione della Grande Diga della Rinascita Etiopica (GERD) sul Nilo Azzurro, che l’Egitto vede come una minaccia al suo accesso alle acque vitali del fiume.

Il CFA e la creazione della Commissione per il Bacino del Nilo (NRBC) segnalano un passo avanti verso la cooperazione tra gli stati rivieraschi, ma le divisioni con Egitto e Sudan continuano a rappresentare una sfida significativa per la stabilità regionale e per una gestione condivisa delle risorse del Nilo.