di Enrico Oliari –
Le elezioni europee del 2014 hanno dato la vittoria al Partito Popolare europeo ed hanno visto un boom degli euroscettici, soprattutto in Francia e in Ungheria.
Dei 751 seggi il Ppe dovrebbe prenderne 212, mentre l’altra grande forza, il Pse (Partito socialista europeo) dovrebbe attestarsi sui 186; il nuovo presidente della Commissione sarà con tutta probabilità Jean-Claude Juncker, ma lo sconfitto Martin Schulz, candidato dei socialisti, ha già detto che “Siamo aperti al negoziato con il Ppe e siamo pronti a discutere” su un programma in comune fatto di cinque punti. Schulz non vuole mollare, vorrebbe essere lui a rivestire il ruolo di presidente della Commissione: “I gruppi Ue si riuniranno domani per decidere chi sarà la persona che avrà il mandato di cercare una maggioranza qui in Parlamento – ha dichiarato. – Alla luce degli incontri vedremo chi avrà questo mandato. Penso che Juncker cercherà di farlo come cercherò di farlo io”.
Di certo per fare fronte comune agli euroscettici serve una “Grosse Koalition”, ben vista anche dall’uscente José Manuel Barroso, il quale ha affermato che “Restare insieme come europei è indispensabile per l’Europa e dare forma a un ordine globale dove possiamo difendere i nostri valori ed i nostri interessi”.
In Germania la Cdu di Angela Merkel cala, ma resta saldamente il primo partito con oltre il 35% dei consensi, ma sale la Spd (27,3%) e si piazzano bene gli euroscettici di Alternative für Deutschland (7%).
In Francia la destra del Front National guidato da Marine Le Pen, profondamente anti-europeista, ha guadagnato il primo posto con il 25,1% dei voti, seguita dall’Ump di Nicolas Sarkozy con il 20,2% e dai socialisti del presidente in carica, Francois Hollande, con un deludente 14,3%.
Anche in Gran Bretagna è boom degli antieuropeisti: l’Ukip di Nigel Farage è al 29%, i conservatori del premier Cameron sono al 24,2% e i Laburisti al 23,7% dei voti; crollo dei Liberali, che sono al di sotto del 7%.
In Spagna è vittoria del Partito Popolare (26%), in forte calo rispetto ai risultati precedenti, mentre i socialisti del Psoe, che pure sono in calo, si attestano al 23%. Exploit degli indignados, che con il partito Podemos conquistano 5 seggi al suo esordio nell’Europarlamento.
In Ungheria ha stravinto il partito conservatore Fidesz del premier Viktor Orban con il 51,49% dei consensi; preoccupa il risultato degli antisemiti di Jobbik, i quali sono arrivati secondi con il 14,68% dei voti e 3 seggi conquistati.
In Grecia è vittoria per l’estrema sinistra di Tsipras con il partito Syriza, dato al 26,4%, seguito dai conservatori di Nuova Democrazia al 23%. I neonazisti di Alba Dorata si attestano attorno 9,3%, mentre i socialisti del Pasok scivolano sul fondo con il 7%.
Anche in Danimarca vincono gli euroscettici, dove l’estrema destra del Danish People Party sarebbe primo partito con il 23,1%, secondi i socialisti con il 20,5%, terzi i liberali con il 17,2%.
In Finlandia i primi sono i Popolari del KK con il 22,7% dei consensi, mentre gli euroscettici, come in Olanda, hanno fatto un flop attestandosi al quarto posto con il 12,8% dei voti.
In Italia stravince il Pd di Matteo Renzi con un risultato storico: il 41,8%; secondo, seppur ridimensionato (21,1%), è il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, mentre la debacle è stata per Forza Italia di Silvio Berlusconi, che è scesa al 16,8%.
Bene è andata la Lega di Matteo Salvini, con un insperato 6,1%, male per il partito di governo Ncd di Angelino Alfano (4,3); L’Altra Europa con Tsipras, formazione di sinistra (Niki Vendola) è data al 4%, appena sopra la soglia necessaria per entrare in Parlamento, mentre Fratelli d’Italia-An, la cui leader era convinta fino all’ultimo di superare la linea rossa per andare a Bruxelles, è fuori con il 3,6%. Malissimo Scelta europea, con lo 0.7%.




