di Giuseppe Gagliano

Il primo ministro estone Kaja Kallas ha dichiarato che la Russia sta utilizzando la minaccia di immigrazione di massa come strumento per destabilizzare e dividere l’Europa. Durante un discorso a Tallinn, Kallas ha sottolineato come la migrazione sia diventata una vulnerabilità per l’Europa, e che la Russia sta provocando una pressione migratoria sia dalla Siria che dall’Africa, sfruttando gruppi come Wagner. Ha espresso preoccupazione che se l’Ucraina dovesse cadere sotto il controllo russo, in quanto ciò potrebbe spingere fino a 30 milioni di ucraini a fuggire, aggravando la crisi migratoria europea. Kallas ha collegato le attuali tensioni al fallimento dell’Europa di rispondere efficacemente ai rifugiati in passato e ha avvertito che le aggressioni impunite possono incoraggiare ulteriori conflitti globali. Ha menzionato anche gli sforzi per rafforzare la difesa europea e ha criticato la lentezza nell’aiutare l’Ucraina militarmente, sottolineando che tali ritardi potrebbero avere gravi conseguenze.

Kallas identifica la migrazione non solo come crisi umanitaria, ma come un’arma deliberatamente impiegata per destabilizzare gli stati e influenzare la politica interna europea. Questa visione potrebbe spingere l’Europa a riconsiderare e rafforzare le proprie politiche di sicurezza e migrazione. La situazione in Ucraina è descritta come un test cruciale per la coesione e la risposta europea. L’affermazione che l’indipendenza ucraina è intrinsecamente legata alla sicurezza dell’Europa serve a rafforzare l’argomento per un maggiore sostegno internazionale all’Ucraina, non solo umanitario, ma anche militare.

Attraverso il riferimento al mancato supporto effettivo all’Ucraina, Kallas critica implicitamente la lentezza e l’inefficacia della risposta internazionale, sollecitando azioni più decisive, inclusa la possibilità di un coordinamento più stretto sotto l’egida della NATO.

La proposta di un fondo europeo per la difesa e l’aumento della spesa per la sicurezza nazionale riflette un movimento verso un’Europa più autosufficiente e militarmente robusta. Questo si allinea con la crescente percezione della necessità di un’Europa capace di difendere i propri interessi indipendentemente.