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L’aspettativa di vita degli Europei è aumentata considerevolmente dal 1990, ma lo scarto tra Est ed Ovest resta considerevole – in media di 12 anni per gli uomini e di 8 per le donne – in particolare rispetto ad alcuni paesi dell’ex Unione sovietica. Uno studio pubblicato oggi dalla rivista britannica The Lancet individua diverse cause, ma pone in testa l’alcolismo, il tabagismo e gli incidenti stradali. Dalla ricerca emerge anche come, dopo il crollo dell’Unione sovietica nel 1991, l’aspettativa di vita è aumentata rapidamente in numerosi paesi dell’Europa orientale e centrale, come la Polonia, l’allora Cecoslovacchia, l’ex Ddr, seguite dall’Ungheria, ROmania e Bulgaria. In Russia, al contrario l’aspettativa di vita alla nascita per gli uomini è passata dai 63 anni del 1990 ai 58 anni nel 2000 per risalire a 62 anni nel 2009. Per le donne invece è passata dai 74 anni nel 1990 ai 72 anni nel 2000 per tornare a 74 anni nel 2009. I decessi prematuri sono aumentati negli anni Novanta anche in altri tre paesi dell’ex Urss, la Bielorussia, il Kazakistan e l’Ucraina, a causa, fra l’altro, del repentino deterioramento dei sistemi sanitari nazionali. L’alcol rappresenta la causa di 4-6 decessi su 10 fra gli uomini, di un terzo dei decessi fra le donne. Nello stesso periodo, tra il 1990 e il 2009, l’aspettativa di vita degli abitanti dell’Unione europea è aumentata mediamente di 6 anni per raggiungere gli 80 anni.




