di Enrico Oliari –

I militari iracheni, supportati dalle milizie popolari sciite al-Hasheb Shaabi (sostenute dall’Iran), sono riuscite a prendere il centro di Fallujah, città di 450mila abitanti dell’al-Anbar, caduta nelle mani dell’Isis nel gennaio 2014.

L’annuncio è stato dato dal premier Haider al-Abadi, il quale si è complimentato con l’esercito ed ha notato che sono ancora in corso combattimenti con i jihadisti dell’Isis per la presenza di alcune sacche di resistenza. Gli artificieri stanno ora bonificando le strade disseminate dalle mine, come pure sono in corso sparatorie per stanare i molti cecchini.

L’80 per vento del centro abitato è stato ripreso dai militari ed i jihadisti sono in fuga o si stanno arrendendo.

Fallujah rappresenta una vittoria importante per Baghdad, sia sotto il profilo militare che politico: la città è uno dei molti centri che ha aderito spontaneamente allo Stato Islamico, per cui vi è stato il caso di numerosi abitanti che non solo non avevano lasciato Fallujah, ma addirittura oggi hanno imbracciato le armi contro i regolari.

Notizie Geopolitiche ha potuto verificare la cosa portandosi al fronte a soli 18 chilometri dal centro di Mosul e il generale peshmerga Atu Zibari ha spiegato al nostro giornale che “…Ad esempio un villaggio presso il ponte di Hadith, che si chiama Hassan Shami, è formato da una maggioranza islamico-sunnita, e la popolazione ha combattuto contro di noi. Sono rimasti uccisi più di cento abitanti. Per questo temo che Mosul sia difficile da riprendere” (vedi). Nel 2014 a Mosul erano entrai 300 jihadisti, in una realtà urbanistica grande come Milano, e cosa non diversa è stata per Fallujah.

Proprio la provincia di Ninive, di cui Mosul è capoluogo, è il prossimo obiettivo dell’avanzata irachena, che i sunniti vedono come di un governo sciita.

Il timore è che vi possano essere ritorsioni e vendette specialmente da parte delle milizie sciite, ed anche ieri la tv panaraba al-Jazeera, con sede in uno dei paesi che ha finanziato in passato lo Stato Islamico, cioè il Qatar, ha denunciato che ai civili non è stato consentito dirigersi verso Baghdad, situata ad una sessantina di chilometri, in quanto i militari hanno bloccato l’accesso al ponte Bazibz. In realtà vi è il timore da parte delle autorità che possano nascere disordini dovuti a risentimenti, dopo che l’Isis si è reso responsabile di innumerevoli e sanguinosi attentati nella capitale e che in molti giovani militari sono morti per combattere i jihadisti.

Amnesty International ha denunciato violenze, detenzioni arbitrarie, torture e abusi sugli abitanti di Tikrit e di Ramadi, dopo che le due città sono state riprese dai governativi, ma anche a Fallujah si sono registrati nei giorni scorsi i primi casi di soprusi su chi degli abitanti ha combattuto dalla parte dei jihadisti.

Dopo aver risolto l’emergenza profughi e garantito gli aiuti umanitari a Fallujah (la Cooperazione italiana ha inviato nei giorni scorsi un milione e mezzo di euro – vedi), il compito primario delle autorità sarà quello di portare un’amministrazione che non arrivi alle discriminazioni e alle divisioni che sono state la causa dell’adesione spontanea della città allo Stato islamico.