di Giuseppe Gagliano –
Mykhailo Fedorov è stato nominato consigliere esterno e gratuito del ministro della Difesa Guido Crosetto, con un incarico dedicato all’innovazione militare, ai velivoli senza pilota, ai sistemi autonomi e alla difesa aerea. Fedorov continuerà a operare da Kiev, mettendo a disposizione dell’Italia l’esperienza tecnologica accumulata dall’Ucraina durante il conflitto.
L’interesse italiano riguarda soprattutto il modello sviluppato da Kiev per trasformare rapidamente le necessità operative emerse sul campo in nuovi sistemi da produrre e modificare in tempi molto brevi. La guerra ha infatti accelerato l’integrazione tra velivoli senza pilota, guerra elettronica, sensori, intelligenza artificiale e sistemi di difesa aerea.
Per le Forze armate italiane l’esperienza ucraina può offrire indicazioni importanti anche sui processi di acquisizione. Mentre i grandi programmi europei richiedono normalmente anni di sviluppo, in Ucraina il ciclo tra individuazione di una necessità, progettazione, sperimentazione sul campo e produzione può essere molto più rapido.
Il modello ucraino non è tuttavia completamente trasferibile. Kiev opera nelle condizioni eccezionali determinate da una guerra ad alta intensità, mentre l’Italia deve rispettare procedure amministrative, normative e industriali proprie di un Paese in tempo di pace. Rimangono inoltre problemi relativi alla disponibilità delle munizioni, alla produzione su larga scala e alla dipendenza da tecnologie straniere.
L’incarico assume anche una dimensione industriale. Fedorov ha sviluppato rapporti con investitori, società tecnologiche e fondi interessati al settore della difesa ucraino, mentre l’Italia punta a rafforzare la cooperazione con l’industria militare di Kiev. La presenza di Leonardo Ukraine conferma l’interesse italiano verso un mercato destinato ad avere un ruolo importante sia durante il conflitto sia nella successiva ricostruzione delle capacità militari del Paese.
Le imprese ucraine possono offrire esperienza operativa, rapidità nello sviluppo e costi relativamente contenuti, mentre l’industria italiana dispone di maggiori capacità produttive, capitali, certificazioni e accesso al mercato europeo. La cooperazione potrebbe quindi favorire lo sviluppo congiunto di nuovi sistemi e l’integrazione delle tecnologie sperimentate sul fronte.
La natura gratuita dell’incarico rende tuttavia importante definire con chiarezza funzioni e limiti della consulenza. Se Fedorov continuerà contemporaneamente a mantenere rapporti con imprese, investitori e società interessate al mercato italiano della difesa, sarà necessario garantire trasparenza per evitare possibili sovrapposizioni tra consulenza istituzionale e interessi commerciali.
Alla dimensione tecnologica si aggiunge quella politica. Il profilo internazionale acquisito da Fedorov e i suoi rapporti con governi e ambienti industriali occidentali potrebbero rafforzarne il peso nella futura politica ucraina. L’incarico italiano può quindi essere interpretato anche come un ulteriore riconoscimento internazionale di una figura destinata a mantenere un ruolo rilevante a Kiev.
Da questo punto di vista, Roma non sarebbe necessariamente interessata a intervenire negli equilibri politici ucraini, ma avrebbe convenienza a mantenere rapporti con personalità che potrebbero avere responsabilità nella futura dirigenza del Paese. La cooperazione con Fedorov permette contemporaneamente di acquisire competenze militari e consolidare un canale con uno degli esponenti più conosciuti dell’innovazione tecnologica ucraina.
La nomina può quindi rispondere a diverse esigenze: importare le lezioni operative della guerra, collegare maggiormente l’industria italiana all’ecosistema tecnologico ucraino e rafforzare i rapporti con una figura potenzialmente importante per il futuro politico di Kiev.
Il risultato dell’operazione dipenderà soprattutto dagli effetti concreti. Se la consulenza contribuirà a ridurre i tempi di sviluppo, aumentare la produzione nazionale e trasferire conoscenze operative alle Forze armate, l’Italia potrà ottenere un vantaggio significativo. Se invece il rapporto resterà prevalentemente politico o commerciale, il valore strategico della nomina sarà inevitabilmente più limitato.




