di Giuseppe Gagliano –
Il Senato filippino si trasforma in tribunale: la vicepresidente Sara Duterte, figlia dell’ex presidente Rodrigo Duterte ed erede di una delle dinastie più influenti del Paese, rischia l’interdizione a vita dalla vita pubblica. Sotto accusa per reati gravi, dalle anomalie di bilancio all’intimidazione politica, fino a presunte minacce contro il presidente Ferdinand Marcos Jr e i suoi familiari, la vicepresidente affronta non solo un processo giudiziario, ma una resa dei conti politica che potrebbe segnare la fine di un’epoca.
Duterte, 47 anni, considerata a lungo la più probabile candidata alla presidenza nel 2028, si ritrova ora al centro di un braccio di ferro istituzionale che mette a nudo la fragilità delle alleanze filippine. Il suo percorso sembrava segnato dalla continuità dinastica: figlia del leader che guidò la “guerra alla droga” e il rafforzamento dell’autoritarismo populista, Sara aveva capitalizzato sul nome di famiglia, stringendo nel 2022 un’alleanza elettorale con lo stesso Marcos, che le valse la vicepresidenza.
Ma oggi quell’alleanza è un ricordo. Lo scontro con Marcos, uomo ambizioso e consapevole che la sua influenza post-presidenziale dipenderà dalla capacità di contenere rivali interni, si è trasformato in un conflitto aperto. Dietro le quinte, la lotta riguarda il controllo del potere per il dopo-Marcos, e il processo a Duterte rappresenta la mossa preventiva per estromettere una sfidante ingombrante.
L’impeachment è stato formalizzato a febbraio dalla Camera dei Rappresentanti, e ora i senatori, prestando giuramento come giudici, devono pronunciarsi. Per ottenere la condanna serve una maggioranza dei due terzi, e la battaglia è tanto giudiziaria quanto politica. Il primo round si gioca sulla mozione presentata da Ronald dela Rosa, alleato di Duterte ed ex capo della polizia durante la presidenza del padre, che tenta di invalidare il procedimento dichiarandolo viziato sin dall’origine.
Il presidente Marcos ha mantenuto un profilo pubblico ambiguo. Si dice “esterno” al processo, ma tutti sanno che senza l’appoggio del suo campo legislativo, l’impeachment non sarebbe mai arrivato in aula. E sebbene il capo dello Stato affermi che il procedimento potrebbe trascinarsi nel prossimo Congresso, è evidente che l’obiettivo politico è chiaro: togliere a Duterte ogni spazio di manovra, costringendola all’angolo ben prima del 2028.
La posta in gioco va oltre il destino di un singolo politico. Il processo a Sara Duterte potrebbe rappresentare la fine definitiva dell’asse Duterte-Marcos, quel patto di convenienza che aveva unito populismo autoritario e restaurazione dinastica. Ma potrebbe anche aprire una fase di instabilità politica, in cui gli attori principali si consumano in guerre intestine mentre il Paese affronta sfide economiche, sociali e strategiche ben più complesse.




