di Alberto Galvi –
Saranno 9 i candidati in corsa per le elezioni presidenziali del 28 gennaio, e se nessuno otterrà almeno la metà dei voti, si terrà l’11 febbraio il secondo turno. I 9 candidati alla presidenza sono: l’ex primo ministro Alexander Stubb del KOK (Partito della Coalizione Nazionale), l’ex ministro degli Esteri Pekka Haavisto del VIHR (Lega Verde), l’attuale presidente della Camera unica del Parlamento Jussi Halla-aho del PS (Partito finlandese), il Commissario europeo per i Partenariati Internazionali Jutta Urpilainen, presidente del SDP (Partito Socialdemocratico), l’attuale governatore della Banca Centrale di Finlandia Olli Rehn del KESK (Partito di Centro).
Gli altri candidati sono l’ex ministro dell’Istruzione Li Andersson, leader della VAS (Alleanza della Sinistra), l’attuale ministro dell’Agricoltura e delle Foreste Sari Essayah, leader del SKL (Partito Democratico Cristiano), l’uomo d’affari Harry Harkimo del LN (Movement Now), e il direttore dell’Istituto finlandese per gli affari internazionali Mika Aaltola, che si candida come indipendente.
Nel 2000 i poteri del presidente della Repubblica sono stati ridotti in Finlandia, ma il capo dello Stato continua a sovrintendere la politica estera e di sicurezza che, in questo momento di guerra tra Ucraina e Russia, è centrale nella campagna elettorale presidenziale. Quando le posizioni dei candidati sono così vicine sulla questione principale della campagna elettorale, gli elettori tendono a concentrarsi sulle qualità personali di ciascun candidato.
La minaccia proveniente da Mosca ha unito i finlandesi di tutte le convinzioni politiche, che hanno ampiamente approvato l’ingresso del paese nella NATO il 4 aprile 2023, un atto che ha posto fine alla politica di non allineamento militare.
Dal 17 al 23 gennaio i finlandesi hanno potuto votare per posta, mentre chi vive all’estero ha potuto votare dal 17 al 20 gennaio. L’attuale capo dello Stato, Sauli Niinistö del KOK (Partito della coalizione nazionale), non può candidarsi alla carica di presidente, dopo due mandati consecutivi alla guida del paese.




