di Enrico Oliari –
Sa di aria fritta l’avvertimento del ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot all’Iran: “Se Teheran non rinuncerà al programma nucleare, rimarranno le sanzioni su gas e petrolio”. Probabilmente a Parigi sfugge il fatto che l’Iran è sotto sanzioni da decenni, e che comunque con il Jpcoa del 2015 firmato da Barak Obama e dalla stessa Francia già l’Iran aveva rinunciato al programma nucleare militare. La stessa Aiea, l’Agenzia atomica internazionale, aveva certificato il rispetto pedissequo degli iraniani dell’accordo sul nucleare.
La questione è quindi pretestuosa, dal momento che sono stati l’introduzione delle sanzioni e l’annullamento del Jpcoa da parte di Donald Trump a far ritornare Teheran sulla via dell’arricchimento dell’uranio.
Per cui è difficile pensare che nei pensieri di Donald Trump sull’Iran sia prioritaria la questione del nucleare.
Intanto dal Palazzo di Vetro il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, è tornato ad invitare le parti a “esercitare la massima moderazione” e a “riprendere urgentemente i negoziati” di pace, notando che “un ritorno alle ostilità su vasta scala avrebbe conseguenze catastrofiche per i popoli della regione, per la pace e la sicurezza internazionale e per l’economia globale”.




