di Giuseppe Gagliano –
Negli ultimi giorni in Francia si sono susseguiti episodi inquietanti di sabotaggi alle reti elettriche ad alta tensione, in grado di compromettere la distribuzione energetica di intere regioni. Si parla di azioni coordinate, precise, spesso portate a termine da ignoti che conoscono perfettamente la posizione e la funzione dei nodi sensibili della rete. La stampa, con la consueta cautela, parla di “ecoterrorismo”. Ma le domande si moltiplicano: si tratta di attivisti radicalizzati? O di qualcosa di più sofisticato, magari orchestrato all’interno di un conflitto ibrido, in cui la guerra non si dichiara, ma si esercita?
Le autorità minimizzano, ma la verità è sotto gli occhi di tutti: in un Paese tecnologicamente avanzato, membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu, dotato di forza nucleare e aspirazioni globali, è possibile interrompere l’alimentazione elettrica con una pinza, un piede di porco e una mappa tecnica. Non è un problema secondario. È la conferma che la civilizzazione delle reti, quella che rende connessi, informatizzati e performanti, ha reso i cittadini anche esposti, fragili, dipendenti.
Le indagini sono in corso, al momento non sono stati ancora individuati singoli o gruppi responsabili.




