di Giuseppe Gagliano –
Il fondatore e proprietario di Telegram Pavel Durov è stato rilasciato dalle autorità francesi dietro cauzione di 5 milioni di euro e con il divieto di lasciare la Francia. Durov, che ha cittadinanza russa, francese, emirati e nevisiana, è stato arrestato a Parigi-Le Bourget mentre scendeva dal suo jet privato, di ritorno da Baku per 12 capi d’accusa tra cui sostegno al terrorismo e ad attività criminali per essersi da sempre rifiutato di consegnare i codici della messaggistica Telegram, ed è evidente che dietro l’arresto di Durov è stato orchestrato nel perfetto stile statunitense.
Lo ha notato anche il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, il quale ha affermato che il Russia Durov non era mai stato arrestato, mentre lo è stato in Francia “su consiglio di qualcun altro” per “ottenere i codici di accesso” a Telegram. Per Lavrov la cosa ha dimostrato che la messaggistica di Durov è “un servizio veramente affidabile e popolare”.
L’arresto Durov in Francia ha suscitato un acceso dibattito a livello internazionale. Fondatore e CEO di Telegram, Durov è conosciuto per aver creato una piattaforma di messaggistica che ha dato ai russi, e a milioni di persone in tutto il mondo, uno strumento per comunicare liberamente, aggirando la censura governativa. Tuttavia, questa libertà ha sollevato anche numerosi interrogativi riguardo alla legalità delle operazioni di Telegram e alla sicurezza dei dati che vi circolano.
Durov è stato difeso da una varietà di gruppi, dai sostenitori del libero mercato e della libertà di espressione agli oppositori del regime di Vladimir Putin. Questi ultimi utilizzano Telegram come piattaforma per diffondere messaggi e organizzare manifestazioni contro il governo russo e la guerra in Ucraina. La facilità con cui Telegram permette la comunicazione criptata e l’assenza di censura l’hanno resa una risorsa vitale per coloro che cercano di sfuggire al controllo statale.
Anche figure inaspettate si sono schierate dalla parte di Durov, come i blogger militari russi, preoccupati che l’occidente possa accedere ai segreti custoditi su Telegram.
La carriera di Durov come innovatore tecnologico è iniziata con la fondazione di VKontakte (VK) nel 2006, un social network che divenne popolare per la sua tolleranza verso la pirateria digitale. VK permise a milioni di utenti di scaricare illegalmente film, musica e giochi, un aspetto che attirò l’attenzione delle autorità ma che fu tollerato grazie al contesto politico permissivo della Russia di Putin.
La svolta per Durov arrivò quando due oligarchi vicini al potere decisero di prendere il controllo di VK. Usando i servizi segreti per fare pressione su Durov, riuscirono a far abbassare il prezzo delle sue azioni, portando l’imprenditore a vendere e a lasciare la Russia. Con i fondi ottenuti, Durov lanciò Telegram, una piattaforma di messaggistica che divenne rapidamente popolare grazie alla sua politica di scarsa moderazione e alla protezione della privacy degli utenti.
Telegram ha guadagnato popolarità non solo per la sua sicurezza, ma anche per la sua apparente indifferenza verso le leggi sul diritto d’autore e le richieste di cooperazione delle autorità. Questo ha attirato l’attenzione delle forze dell’ordine, soprattutto in Europa, dove l’app è sotto indagine per non aver collaborato su casi di traffico di droga, pedopornografia e altre attività illecite. L’arresto di Durov in Francia è stato visto come un segnale del crescente malcontento verso la sua piattaforma.
In Russia Telegram è utilizzato da un ampio spettro di utenti. Gli oppositori del governo lo considerano l’ultimo baluardo contro la censura, mentre i propagandisti del Cremlino lo usano per diffondere i loro messaggi, spesso finanziando la diffusione dei contenuti con risorse statali. Questa doppia natura di Telegram come strumento sia per la libertà di espressione sia per la propaganda governativa ne rende l’uso e il controllo una questione complessa.
Anche l’esercito russo si affida a Telegram per le comunicazioni interne, data l’incapacità del governo di sviluppare strumenti altrettanto efficienti. Con Durov incarcerato, cresce il timore che le informazioni sensibili possano essere compromesse, mettendo in pericolo la sicurezza nazionale.
Non è chiaro quali dati Telegram condivida, con chi e in quali circostanze. Si sa che il governo russo ha cercato di ottenere il controllo della piattaforma, come aveva fatto con VK, ma non si conosce l’effettiva riuscita di questi tentativi. Il caso di un canale ucraino bloccato perché incoraggiava i soldati russi a disertare e l’uso di dati di Telegram durante proteste in Russia suggeriscono che il governo potrebbe aver trovato un modo per influenzare la piattaforma.
Pavel Durov rappresenta una figura enigmatica. Da una parte, è considerato un eroe della libertà digitale, un imprenditore che ha fornito strumenti di comunicazione a chi è oppresso dalla censura. Dall’altra, è visto come un capitalista senza scrupoli, che ha tratto vantaggio dalle lacune legali per costruire la sua fortuna. In un contesto dominato da giochi di potere e manipolazioni, Durov appare sia come un abile sfruttatore delle opportunità offerte dal regime di Putin, sia come una delle sue vittime. Il suo destino resta un enigma, specchio delle contraddizioni del mondo contemporaneo.




