di Francesco Giappichini –
«La Francia condanna il colpo di stato militare in corso in Gabon», e la diplomazia «ribadisce il suo desiderio che il risultato delle elezioni, quando sarà noto, possa essere rispettato». Lo afferma Olivier Véran, portavoce del governo Borne bis, e ministro delegato per il Rinnovamento democratico. Sarà pur vero che la «Francia non è così preoccupata, come nel caso del Niger», come afferma François Gaulme, ricercatore dell’Institut français des relations internationales (Ifri). Per l’antropologo, non si tratterebbe infatti di odio antifrancese, ma si stanno «affrontando problemi di politica interna. La gente aveva preso molto male il modo in cui Ali Bongo aveva organizzato la sua rielezione nel 2016. Oggi è un’elezione truccata di troppo».
E il golpe, prosegue, «non è una protesta contro i francesi, ma una stanchezza nei confronti del regime di Ali Bongo». Tuttavia per la Francia le conseguenze del colpo di stato sono rilevanti: sotto il profilo economico, militare, dell’immagine. Intanto va premesso che nel Paese (specie a Libreville) vivono migliaia di transalpini: 7500 sono gli iscritti al registro consolare, ma si stima che i residenti siano molti di più. Iniziando dal fronte economico, spicca l’efficace sintesi di Seidik Abba, ricercatore del Centre international d’études et de réflexions sur le Sahel (Cires): «Il Gabon era un alleato economico nel settore petrolifero», e se anch’esso «vacilla, siamo innanzi a una nuova battuta d’arresto per la Francia e la sua influenza in Africa».
(Dal ’16 è membro Opec – Organization of the petroleum exporting countries). Andiamo però con ordine. Il Gabon è il primo acquirente dell’export d’oltralpe nella Comunità economica e monetaria dell’Africa centrale (specie per i prodotti agricoli e dell’industria agroalimentare); e poi ospita oltre 80 filiali di società francesi, per un fatturato complessivo di quasi tre miliardi di euro: dal colosso energetico Totalenergies a Eiffage, da Air liquide e Bolloré, ad Havas. Sino al gruppo minerario Eramet, che impiega circa ottomila lavoratori (specie gabonesi) e ha annunciato la sospensione delle attività. Il gruppo è presente attraverso due controllate. Una di esse è la compagnia ferroviaria Setrag (Société d’exploitation du transgabonais).
A rivestire un’importanza strategica è però Comilog (Compagnie minière de l’Ogooué), che estrae il 90% del manganese del Gabon, (che è il secondo produttore mondiale del minerale, essenziale per la produzione di acciaio e batterie). Né è trascurabile il ruolo della compagnia Totalenergies, attiva nella distribuzione di prodotti petroliferi: in loco ha due filiali (Totalenergies Ep Gabon e Totalenergies marketing Gabon, competente per marketing e servizi); gestisce 45 stazioni; e detiene quote importanti della Compagnie des bois du Gabon (Cbg), dedita alla selvicoltura. Per restare nel campo degli idrocarburi, si segnalano le attività della società Maurel & Prom e di Perenco, che però è un gruppo anglo-francese. Sul fronte militare, va ricordato che, nei pressi di Libreville, Parigi ha installato una delle sue quattro basi permanenti, in Africa. (Le altre sono in Senegal, Costa d’Avorio e Gibuti). Nella base di Camp De Gaulle (e anche nella base aerea Guy Pidoux) operano, con compiti di addestramento e protezione delle imprese, circa 400 militari degli Eléments français au Gabon (Efg). L’Efg (a cui si accompagna il personale ministeriale) gestisce anche un Centre d’aguerrissement d’outre-mer et à l’étranger (Caome).




