di Giuseppe Gagliano –
La Direzione Generale della Sicurezza Esterna (DGSE), cuore dell’intelligence francese, ha nominato per la prima volta una donna a capo della sua Direzione della Sicurezza Interna (DSI). Una decisione che segna un doppio passaggio: la ristrutturazione di una funzione nevralgica, ovvero la protezione dell’agenzia, il controspionaggio interno, la sicurezza delle operazioni, e la prosecuzione di un percorso di “femminilizzazione” iniziato negli ultimi anni. La nuova dirigente prende il posto di un generale con oltre vent’anni di servizio, simbolo del tradizionale predominio militare nelle gerarchie della DGSE.
La ristrutturazione della DSI non è un dettaglio organizzativo. Dopo episodi imbarazzanti come i “traditori della DGSE” del 2020, accusati di aver passato segreti alla Cina, il tema della sicurezza interna è diventato cruciale. Il nuovo direttore generale Nicolas Lerner – arrivato alla guida nel gennaio 2024 dopo aver diretto la DGSI – ha puntato a integrare competenze civili, riducendo il peso dei militari nelle posizioni chiave. La rifondazione della DSI si inserisce in questo solco: prevenire infiltrazioni, rafforzare il controllo su operazioni e personale, modernizzare procedure troppo ancorate al passato.
Il fatto che a guidare la nuova struttura sia una donna non è un caso. L’intelligence francese, storicamente dominata da uomini e ufficiali di carriera, sta cambiando pelle. Già nel 2023 Céline Berthon era stata nominata alla testa della DGSI, prima donna a dirigere una delle principali agenzie francesi. Nel luglio 2025 un’altra donna aveva assunto la direzione della sicurezza economica della DGSE. La scelta di una dirigente femminile alla DSI conferma la volontà di rendere l’agenzia più rappresentativa, più moderna e, forse, più flessibile nella gestione di sfide complesse.
La DGSE, con i suoi 5-7mila dipendenti, deve oggi affrontare un mondo più instabile e competitivo. La pressione dello spionaggio cinese e russo, le minacce cyber, le operazioni francesi in Africa e Medio Oriente: tutto richiede un livello di sicurezza interna impeccabile. Gli alleati, CIA e MI6 in testa, chiedono garanzie sulla tenuta del sistema francese, soprattutto dopo i casi di fuga di informazioni. La riforma della DSI è dunque anche un messaggio politico: la Francia intende blindare il suo apparato di intelligence e renderlo più affidabile agli occhi dei partner.
Il generale sostituito dalla nuova dirigente rappresentava l’anima tradizionale dell’agenzia: carriera militare, lunga esperienza, forte legame con la dimensione operativa. La sua uscita segna il passaggio a una fase diversa, in cui le competenze manageriali e civili contano quanto l’esperienza sul campo. Non significa marginalizzare i militari, ma ridurre il rischio di un eccesso di autoreferenzialità e aprire a figure in grado di dialogare con altri mondi: accademia, industria, cyber.
La DGSE non è sola in questo percorso. Tutto l’apparato di sicurezza francese è in movimento. Il Ministero dell’Interno sta rinnovando posizioni chiave nella polizia e nell’intelligence interna. Le forze armate spingono per una maggiore integrazione con le agenzie civili. La sfida è duplice: mantenere l’efficacia operativa sul terreno, in scenari come il Sahel o il Levante, e allo stesso tempo garantire la resilienza interna contro fughe, scandali e vulnerabilità cyber.
La nomina di una donna alla guida della DSI della DGSE è molto più che un gesto simbolico. È il riflesso di una strategia di lungo periodo: rendere l’intelligence francese più moderna, più sicura, più credibile. In un’epoca di conflitti ibridi, attacchi informatici e competizione globale, la sicurezza non si gioca solo nelle strade di Bamako o nelle sabbie del Levante, ma anche nei corridoi di Parigi. E in quei corridoi, la DGSE ha deciso di cambiare passo.




