
di Giuseppe Gagliano –
La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz stanno trasformando una crisi regionale in uno shock strategico globale, capace di ridisegnare equilibri economici, industriali e geopolitici. È in questo contesto che si inserisce il viaggio di Emmanuel Macron in Giappone e Corea del Sud, segnale di un cambio di paradigma in cui sicurezza significa anche energia, catene di approvvigionamento e tecnologie critiche.
Il nodo centrale resta Hormuz. La paralisi dello stretto non incide solo sui prezzi di petrolio e gas, ma mette sotto pressione le economie più dipendenti dalle importazioni energetiche. Il Giappone ha già attinto alle riserve strategiche, mentre la Corea del Sud teme contraccolpi sulla propria industria. Anche l’Europa, pur meno esposta direttamente, rischia effetti recessivi in caso di crisi prolungata. Macron spinge per il ripristino della libertà di navigazione ma esclude interventi militari immediati, puntando su una mediazione che eviti un’escalation.
L’energia emerge come leva geopolitica totale. Non basta più approvvigionarsi: occorre proteggere le rotte, diversificare i fornitori e coordinare strumenti diplomatici, industriali e militari. In questo quadro prende forma la cooperazione tra Francia, Giappone e Corea del Sud, un’alleanza che lega sicurezza energetica e stabilità strategica. Per Parigi, la crisi è anche un’occasione per rafforzare il proprio ruolo tra Europa e Indo-Pacifico.
Accanto all’energia, si apre il fronte decisivo delle materie prime critiche. Gli accordi tra Francia e Giappone sulle terre rare mirano a ridurre la dipendenza dalla Cina, oggi dominante nel settore. Investimenti in raffinazione, riciclo e tecnologia puntano a costruire filiere alternative, considerate essenziali per industria, transizione energetica e innovazione. È una sfida che sposta la competizione globale su miniere, brevetti e capacità industriale.
In Corea del Sud, la cooperazione si estende a difesa, aerospazio, nucleare e semiconduttori. L’obiettivo è creare un asse industriale avanzato tra economie tecnologiche mature, capace di ridurre vulnerabilità e rafforzare autonomia strategica. L’aumento dell’interscambio entro il 2030 e i progetti comuni nel nucleare civile confermano questa direzione.
Il viaggio asiatico di Macron evidenzia la strategia francese: evitare avventure militari, rafforzare il multilateralismo e costruire reti industriali per ridurre le dipendenze critiche. Più in generale, mostra come le crisi contemporanee non si esauriscano nei conflitti armati ma si estendano a porti, energia, tecnologie e filiere globali. Per l’Europa, la sfida sarà leggere questi fenomeni come parte di un’unica competizione per il controllo delle risorse e delle infrastrutture decisive del futuro.











