di Giuseppe Gagliano –
Francia e Arabia Saudita rilanciano la creazione di uno Stato palestinese entro i confini del 1967, chiedono la fine degli insediamenti israeliani e il ritiro di Israele dal territorio libanese. La dichiarazione congiunta diffusa dopo l’incontro tra Emmanuel Macron e Mohammed bin Salman va però oltre la questione palestinese e delinea un rafforzamento della cooperazione politica, economica e militare tra Parigi e Riad.
La Francia cerca di recuperare capacità d’iniziativa diplomatica in Medio Oriente, mentre l’Arabia Saudita punta a consolidarsi come interlocutore centrale tra Occidente, Israele, Iran e mondo arabo. La questione palestinese rappresenta un terreno di convergenza: Parigi rafforza la propria iniziativa diplomatica attraverso il sostegno saudita, mentre Riad ribadisce che un eventuale nuovo equilibrio regionale non può prescindere dalla nascita di uno Stato palestinese.
Il richiamo ai confini del 1967 e la condanna degli insediamenti ripropongono posizioni consolidate dalla diplomazia internazionale. Resta tuttavia aperta la questione degli strumenti con cui esercitare pressione su Israele qualora l’espansione degli insediamenti proseguisse. Francia e Arabia Saudita sostengono inoltre il disarmo di Hamas, la riforma dell’Autorità nazionale palestinese e lo svolgimento di nuove elezioni, delineando uno Stato palestinese governato da istituzioni riconosciute e sostenuto dai Paesi arabi e dalle potenze europee.
Sul Libano, Parigi e Riad chiedono contemporaneamente il ritiro israeliano e il disarmo delle formazioni non controllate dallo Stato, a partire da Hezbollah. L’obiettivo è rafforzare le istituzioni libanesi e attribuire all’esercito il monopolio della forza, secondo i principi della Risoluzione 1701 delle Nazioni Unite. L’applicazione resta però complessa, soprattutto finché continueranno le tensioni militari con Israele.
Nei confronti dell’Iran, Francia e Arabia Saudita sostengono la ripresa del negoziato sul programma nucleare e la cooperazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, chiedendo nello stesso tempo la tutela della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Per Riad la sicurezza delle rotte energetiche è essenziale per garantire esportazioni e investimenti, mentre Parigi considera la stabilità dei collegamenti tra Golfo, Mar Rosso e Mediterraneo fondamentale per il commercio e gli approvvigionamenti europei.
La cooperazione si estende anche alla Siria, considerata potenzialmente un collegamento economico tra Europa, Golfo e Asia. Il consiglio d’affari saudita, siriano e francese dovrebbe favorire investimenti nella ricostruzione, nelle infrastrutture e nei trasporti. Un progetto che dipende tuttavia dalla stabilizzazione politica e dalla capacità di ridurre la presenza delle formazioni armate e le interferenze straniere.
Analoga attenzione viene riservata allo Yemen e al Mar Rosso. La condanna degli attacchi degli Houthi contro infrastrutture saudite e navigazione commerciale mostra come Parigi e Riad considerino Hormuz e il Mar Rosso parti di un unico sistema strategico, decisivo per il trasporto dell’energia e delle merci tra Asia ed Europa.
Dietro la convergenza diplomatica cresce intanto quella economica e militare. La visita di Mohammed bin Salman ha prodotto accordi nei settori della difesa, della sanità, dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie. Il commercio bilaterale ha raggiunto circa 11,8 miliardi di dollari nel 2025 e durante gli incontri tra investitori sono state annunciate ventuno intese.
La Francia considera l’Arabia Saudita un importante mercato per la propria industria della difesa, mentre Riad punta a diversificare i fornitori e ottenere trasferimenti tecnologici, produzione locale e maggiore autonomia dagli Stati Uniti. L’intesa nasce quindi da interessi complementari: Parigi offre tecnologia, armamenti e accesso politico all’Europa, mentre il regno saudita dispone di capitali, energia e influenza nel mondo arabo.
La Palestina fornisce a questa collaborazione una cornice politica, ma il successo dell’iniziativa dipenderà dalla capacità di trasformare le dichiarazioni in risultati concreti. Francia e Arabia Saudita vogliono dimostrare che gli equilibri mediorientali non devono dipendere esclusivamente da Washington. Per riuscirci dovranno però tradurre il proprio peso economico e diplomatico in una reale capacità di incidere sulla nascita di uno Stato palestinese e sulla stabilizzazione della regione.




