di Giuseppe Gagliano –

Gli scambi commerciali tra Francia e Italia hanno raggiunto nel 2025 il valore record di 112,3 miliardi di euro, con un aumento del 54 per cento rispetto al 2014. Un livello che conferma la crescente integrazione economica tra i due Paesi, nonostante le periodiche divergenze politiche tra Roma e Parigi.

La Francia è il primo investitore straniero in Italia, con circa 100 miliardi di euro e 340mila lavoratori impiegati in aziende sotto controllo francese. Gli investimenti italiani in Francia ammontano invece a 62,4 miliardi. Nel solo 2025 le imprese italiane hanno avviato 122 progetti sul territorio francese, creando o mantenendo 4.750 posti di lavoro.

L’integrazione deriva anche dalle caratteristiche complementari delle due economie. L’Italia dispone di una forte struttura manifatturiera, distretti industriali e una vasta rete di piccole e medie imprese, mentre la Francia può contare su grandi gruppi, maggiori capacità finanziarie e un più forte intervento dello Stato nei programmi industriali strategici.

Collaborazioni consolidate esistono già in alcuni dei settori tecnologicamente più avanzati. ATR opera nell’aviazione regionale, Thales Alenia Space nel settore spaziale, Eurosam nella difesa aerea e Naviris nella cantieristica militare, mentre EssilorLuxottica rappresenta uno dei principali esempi di integrazione societaria tra i due sistemi economici.

La nuova fabbrica spaziale di Thales Alenia Space a Roma, progettata per raggiungere una capacità superiore ai cento satelliti all’anno, mostra inoltre le potenzialità derivanti dalla combinazione di investimenti pubblici, capitali privati e competenze tecnologiche dei due Paesi.

Il rafforzamento dei rapporti tra Roma e Parigi avviene mentre il tradizionale modello industriale tedesco attraversa una fase di difficoltà. L’aumento dei costi energetici dopo la rottura dei rapporti con la Russia, la crescente concorrenza cinese nel settore automobilistico e i ritardi nelle infrastrutture e nella trasformazione digitale hanno ridotto alcuni dei vantaggi sui quali si era basata l’espansione economica della Germania.

Berlino rimane la principale potenza industriale europea, ma la nuova situazione apre maggiori spazi ad altri equilibri all’interno dell’Unione. Francia e Italia dispongono insieme di un mercato di circa 128 milioni di abitanti, importanti capacità manifatturiere, industrie aerospaziali e militari avanzate e una posizione strategica nel Mediterraneo.

Difesa, energia e spazio rappresentano i principali settori nei quali la cooperazione potrebbe essere ulteriormente sviluppata. Il sistema di difesa aerea SAMP/T e le attività di Eurosam e Naviris dimostrano la possibilità di condividere tecnologie e programmi, anche se rimangono rivalità industriali e differenze nelle rispettive politiche di sicurezza.

Parigi punta tradizionalmente su una maggiore autonomia strategica europea, mentre Roma mantiene un rapporto particolarmente stretto con gli Stati Uniti e con le strutture della Nato. La capacità di conciliare questi due orientamenti sarà determinante per qualsiasi ulteriore integrazione nel settore della difesa.

Anche l’energia offre spazi di collaborazione, dalle nuove tecnologie nucleari alle reti elettriche e ai sistemi di accumulo. Le infrastrutture transalpine, compreso il collegamento ferroviario Torino Lione, assumono inoltre una funzione economica e strategica nel collegamento tra Mediterraneo ed Europa continentale.

Un’altra questione riguarda il finanziamento dell’innovazione. Francia e Italia dispongono di importanti capacità di ricerca e di numerose imprese tecnologiche, ma la crescita di queste società richiede capitali che spesso provengono da investitori statunitensi o asiatici. Il rischio è che tecnologie sviluppate in Europa finiscano progressivamente sotto il controllo di gruppi stranieri.

Una maggiore integrazione finanziaria tra Roma e Parigi potrebbe quindi accompagnare quella industriale, favorendo investimenti comuni nei settori considerati strategici, tra cui difesa, spazio, intelligenza artificiale, energia e biotecnologie.

Il Trattato del Quirinale ha già fornito una cornice istituzionale alla cooperazione bilaterale. La questione è ora trasformare il crescente intreccio economico in una strategia industriale di lungo periodo, individuando le tecnologie da sviluppare congiuntamente, le infrastrutture da finanziare e le dipendenze esterne da ridurre.

I dati sugli scambi mostrano infatti che l’integrazione tra le due economie è già avanzata. La sfida per Roma e Parigi consiste nel trasformare questa rete di investimenti e collaborazioni industriali in uno strumento capace di aumentare il peso economico, tecnologico e strategico dei due Paesi all’interno dell’Europa.