di Enrico Oliari

Per chi crede che la “comunità internazionale” nasca a Washington e finisca a Bruxelles, il vertice del G20 conclusosi oggi in India è stato un fallimento. Almeno per quanto riguarda la crisi ucraina, tant’è che se il rappresentante della Russia Sergei Lavrov ha cantato vittoria, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è andato su tutte le furie.

Per il presidente del Consiglio Giorgia Meloni “Abbiamo puntato ad avere una dichiarazione finale che avesse riferimento specifico all’Ucraina”, ma si è dovuto ripiegare su una “soluzione di compromesso molto importante, frutto di un lavoro lungo e difficile”.

In realtà quella che è andata in onda a Nuova Delhi è stata la vittoria politica del Brics+, di cui fanno parte India, Cina, Russia e Brasile (prossimo presidente di turno), e nella dichiarazione finale non c’è stata nessuna condanna all’aggressione russa, anzi, sul tema la Russia non è stata proprio citata, e ci si è lasciati con un generico invito a non ricorrere alle armi per risolvere le controversie internazionali.

Per la parte russa la sherpa Svetlana Lukash ha definito la dichiarazione finale “molto bilanciata”, mentre da Kiev è stato fatto sapere che “è stata emessa una dichiarazione finale nella quale non c’è nulla di cui andare fieri”. Il ministero degli Esteri ucraino ha osservato che “se l’Ucraina fosse stata invitata, avrebbe permesso di comprendere meglio la situazione”, ma già nelle scorse settimane il premier indiano Narendra Modi aveva escluso categoricamente la partecipazione dell’onnipresente Volodymyr Zelensly, semplificando che “l’Ucraina non fa parte del G20”.

In realtà la crisi ucraina continua ad essere vista come una guerra fra Nato (che vuole inglobare l’Ucraina) e la Russia (che non vuole la Nato ai confini), una questione che sta diventando ingombrante e dispendiosa anche per gli Usa e l’Ue. E il mondo non nasce a Washington e finisce a Bruxelles: il presidente brasiliano Lula ha già fatto sapere il collega russo Vladimir Putin sarà invitato al G20 2024 di Rio de Janeiro, e che gli sarà garantita l’immunità dal mandato d’arresto della Corte penale internazionale.