di Alberto Galvi

Sono state riaperte le frontere del Gabon dopo una chiusura di tre giorni a seguito del colpo di Stato militare che ha deposto il presidente Ali Bongo, eletto per la prima volta nel 2009 succedendo al padre, Omar, salito al potere nel 1967.

I golpisti, guidati dal generale Brice Oligui Nguema, hanno disposto per Bongo gli arresti domiciliari. Si è trattato del nono colpo di Stato in tre anni nell’Africa occidentale.

Le frontiere terrestri, marittime e aeree sono state aperte perché la giunta è preoccupata di preservare il rispetto dello Stato di diritto, le buone relazioni con gli Stati vicini e tutti gli Stati del mondo.

Il Gabon è membro dell’OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio), ma la sua ricchezza petrolifera è concentrata nelle mani di aziende straniere. Nove membri della famiglia Bongo sono sotto indagine in Francia, e alcuni sono accusati di appropriazione indebita, riciclaggio di denaro e altre forme di corruzione.

La presa del potere in Gabon da parte dei militari segue i colpi di Stato in Guinea, Ciad e Niger, più due ciascuno in Mali e Burkina Faso dal 2020. A differenza del Niger, del Mali e del Burkina Faso, il Gabon non è stato devastato dalla violenza jihadista ed è sempre stato considerato relativamente stabile, la un terzo della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.