di Giuseppe Gagliano

Nuovo rapporto del Comitato speciale delle Nazioni Unite per le azioni di Israele a Gaza, qualificate come comportamenti che potrebbero rientrare nel quadro legale del genocidio. In particolare il rapporto sostiene che le operazioni militari israeliane a Gaza non solo violano i principi del diritto internazionale umanitario, ma sono orientate a causare intenzionalmente gravi sofferenze alla popolazione civile palestinese. Le accuse sono basate su prove che dimostrano l’imposizione di un assedio prolungato, il blocco degli aiuti umanitari, e attacchi mirati contro infrastrutture civili, personale medico e operatori umanitari.

Il documento evidenzia come l’ostruzione all’ingresso di aiuti umanitari essenziali, come cibo, acqua e forniture mediche, costituisca una strategia deliberata per indebolire la resilienza della popolazione civile, portandola alla fame e alla disperazione. Viene sottolineato che tali atti, messi in atto nonostante gli appelli delle Nazioni Unite, gli ordini vincolanti della Corte Internazionale di Giustizia e le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, configurano una violazione diretta dei diritti umani e delle norme internazionali che proibiscono l’uso della fame come metodo di guerra.

Il rapporto approfondisce l’uso da parte dell’esercito israeliano di tecnologie avanzate, in particolare sistemi d’arma assistiti dall’intelligenza artificiale, con una supervisione umana limitata. Questa modalità operativa, unita all’impiego di bombe ad alto potenziale esplosivo nelle aree densamente popolate, solleva gravi preoccupazioni circa il rispetto del principio di distinzione tra obiettivi militari e civili, che è un pilastro del diritto internazionale umanitario. Il Comitato rileva che l’adozione di tali tecnologie, senza le dovute misure di sicurezza, rischia di aumentare significativamente il numero di vittime civili, evidenziando un disprezzo per gli obblighi legali di Israele di proteggere le vite dei non combattenti.

Dal punto di vista giuridico il rapporto accusa Israele di attuare forme di punizione collettiva che potrebbero configurarsi come crimini di guerra. In particolare, viene sottolineato come l’assedio imposto su Gaza, che impedisce alla popolazione di accedere ai beni di prima necessità, non sia giustificato da necessità militari ma sia piuttosto una forma di pressione politica e militare, mirata a piegare la volontà della popolazione locale.

La valutazione del Comitato si estende anche a una dimensione morale, affermando che le azioni israeliane non solo violano i diritti fondamentali dei palestinesi, ma minano l’autorità del diritto internazionale stesso. Secondo il rapporto, Israele, in qualità di potenza occupante, ha il dovere di proteggere la popolazione sotto il suo controllo, e la sua persistente inosservanza di tale obbligo rappresenta un’erosione della fiducia nella comunità internazionale e nei meccanismi di protezione dei diritti umani.

Il rapporto si conclude con un appello alla comunità internazionale affinché intensifichi gli sforzi per costringere Israele a conformarsi ai suoi obblighi internazionali. Si sottolinea la necessità di interventi più incisivi, come sanzioni e altre misure legali, per fermare le violazioni in corso e prevenire ulteriori sofferenze della popolazione palestinese.