di Giuseppe Gagliano

Una coalizione di gruppi tunisini pro-Palestina sta organizzando un convoglio umanitario verso Gaza, con partenza prevista per il 14 giugno. L’iniziativa, chiamata “Convoglio della Resilienza”, vuole sfidare il blocco israeliano che ha portato l’enclave al collasso, con 470mila persone in condizioni di fame “catastrofica” secondo il World Food Programme. Il convoglio partirà dalla Tunisia, attraverserà Libia ed Egitto, e tenterà di entrare a Gaza tramite il valico di Rafah, chiuso da Israele dal 2 marzo. Porterà cibo, medicinali e beni essenziali, ma l’obiettivo principale è rompere l’assedio, più che limitarsi a consegnare aiuti. Wael Naouar, portavoce del Coordinamento congiunto per la Palestina, ha dichiarato che “Rifiutiamo di essere testimoni passivi di un genocidio”.

La Tunisia vede da tempo mobilitazioni popolari a sostegno di Gaza, con proteste settimanali davanti all’ambasciata Usa a Tunisi, ma per gli organizzatori non basta più: serve un’azione concreta.

Samir Cheffi, del Sindacato Generale Tunisino del Lavoro, ha definito l’iniziativa “un dovere morale”, mentre si temono piani di espansione e sfollamento che minacciano l’intero mondo arabo. La coalizione sta reclutando volontari arabo-musulmani, coinvolgendo medici, avvocati e agricoltori, e coordina con autorità e sindacati di Libia ed Egitto per facilitare il passaggio. Gli organizzatori sanno che Israele tenterà di fermarli, come già accaduto con la nave “Conscience” della Freedom Flotilla Coalition, colpita da droni all’inizio del mese vicino a Malta. Un episodio che richiama il tragico assalto alla Mavi Marmara nel 2010, quando le forze israeliane uccisero 10 attivisti. Nonostante i rischi, il convoglio vuole essere un segnale forte: Gaza non è dimenticata, e l’assedio non sarà normalizzato.