Gaza. Flottilla: la polemica europea e il silenzio di Bruxelles

di Giuseppe Gagliano

L’intercettazione della Global Sumud Flotilla da parte della marina israeliana, con l’arresto di centinaia di attivisti tra cui circa quaranta italiani, ha aperto una frattura politica in Europa. La premier italiana Giorgia Meloni, da Copenaghen a margine del vertice UE, ha liquidato come “inutile per i palestinesi e dannoso per gli italiani” lo sciopero generale proclamato per il 3 ottobre in solidarietà con gli attivisti, ironizzando sul “lungo weekend” concesso ai sindacati.
Roma, per bocca del ministro degli Esteri Antonio Tajani, mantiene il riconoscimento del diritto di Israele all’autodifesa dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, ma ammette che la campagna militare a Gaza “ha superato i limiti della legittima difesa” violando il diritto umanitario.
La flottiglia puntava a far entrare aiuti ma soprattutto a sfidare il blocco navale su Gaza e chiedere un corridoio umanitario permanente: obiettivo politico che Bruxelles non ha mai sostenuto apertamente. Per Amnesty International, l’intercettazione è stata un “atto di intimidazione calcolato” contro i critici del “blocco illegale” e delle operazioni israeliane, mentre l’ONU, a eccezione della relatrice speciale Francesca Albanese, è rimasto silente. La stessa Albanese ha parlato di “rapimento illegale” e di “inazione occidentale di fronte al governo Netanyahu”.
Colpisce il silenzio dei vertici dell’UE: durante la conferenza stampa del vertice di Copenaghen i presidenti di Commissione e Consiglio hanno detto di non avere abbastanza informazioni, mentre le proteste esplodevano da Bruxelles a Roma e Madrid. Solo una portavoce dell’esecutivo europeo ha ribadito la necessità di rispettare il diritto internazionale del mare e umanitario, evitando di pronunciarsi sul blocco in sé.
Sul terreno l’IDF ha imposto nuove restrizioni alla popolazione di Gaza, chiudendo il Corridoio di Netzarim verso il nord e ordinando lo sfollamento verso sud. Il ministro della Difesa Israel Katz ha parlato di “rafforzamento dell’accerchiamento” per isolare Hamas a Gaza City. Nella Cisgiordania occupata, intanto, coloni armati continuano gli attacchi ai villaggi palestinesi sotto la protezione dell’esercito, aggravando la percezione d’impunità. Il bilancio delle vittime, secondo Wafa News Agency, supera i 66 mila morti, per lo più donne e bambini, e 168 mila feriti dall’inizio delle operazioni israeliane nel 2023.
L’incidente della Flotilla non è solo una questione di diritti umani: è lo specchio di una frattura geopolitica intra-europea fra chi sostiene la linea della sicurezza israeliana e chi denuncia il blocco come illegittimo. Il blocco, oltre a strangolare l’economia di Gaza, condiziona le rotte commerciali nel Mediterraneo orientale, aumenta i costi assicurativi per le navi civili e aggrava la crisi energetica regionale. L’assenza di una risposta politica unitaria dell’UE indebolisce la credibilità europea come mediatore e mette in ombra gli sforzi per il cessate-il-fuoco.
Il caso dimostra come l’Europa resti divisa e lenta nel reagire a violazioni percepite del diritto internazionale, lasciando spazio a proteste di piazza e a iniziative simboliche come la Flotilla. Senza una posizione chiara sulla legalità del blocco navale e senza un piano per i corridoi umanitari permanenti, Bruxelles rischia di restare spettatrice, mentre la crisi di Gaza continua a erodere stabilità nel Vicino Oriente e consenso all’interno dell’UE.