di Enrico Oliari –
I ministri degli Affari esteri dell’Ue hanno sottoscritto oggi una dichiarazione congiunta in cui chiedono a Israele di rispettare gli obblighi del diritto umanitario, ovvero che “la guerra a Gaza debba finire ora”. Il conflitto in corso, costato la vita a 60mila palestinesi di cui un terzo bambini, non ha tuttavia nulla a che fare con l’attacco di Hamas del 7 ottobre, bensì ha lo scopo di dare impulso all’operazione, in corso non da oggi, a che gli israeliani si approprino della terra degli altri semplicemente buttandoli fuori. Come avviene già, in barba alle Risoluzioni Onu, con i 750mila coloni che hanno costruito casa e rubato terreni nel Territori occupati.
Le leadership europee si trovano così nel difficile equilibrismo fatto di ipocrisia e doppiopesismo (si pensi alla questione ucraino-russa), per cui dichiarazioni come quella di oggi dei ministri Ue continuano a restare clamorosamente insufficienti, quando dovrebbe essere imperativo imporre drastiche sanzioni a Israele, invece di vedergli armi.
Nella dichiarazione di oggi si legge, insomma, la solita aria fritta, a maggior ragione nel momento in cui Benjamin Netanyahu e il suo solido alleato Donald Trump hanno apertamente manifestato l’intenzione di spedire i palestinesi in Somalia, Libia ecc. Non è di certo in corso un genocidio, ma un’epurazione etnica contrabbandata con il bisogno di sicurezza.
“La sofferenza dei civili a Gaza ha raggiunto livelli insostenibili – recita la dichiarazione dei ministri degli Esteri. Il modello adottato dal governo israeliano per la distribuzione degli aiuti è pericoloso, alimenta l’instabilità e priva i cittadini di Gaza della loro dignità umana. Condanniamo il rilascio a rilento degli aiuti umanitari e l’uccisione disumana di civili, compresi bambini, mentre cercano di soddisfare i propri bisogni essenziali di acqua e cibo. È agghiacciante che oltre 800 palestinesi siano stati uccisi mentre tentavano di accedere agli aiuti. Il rifiuto da parte del Governo israeliano di fornire assistenza umanitaria essenziale alla popolazione civile è inaccettabile. Israele deve adempiere ai propri obblighi ai sensi del diritto umanitario internazionale.
Gli ostaggi trattenuti crudelmente da Hamas dal 7 ottobre 2023 continuano a subire terribili sofferenze. Condanniamo la loro detenzione prolungata e chiediamo il loro rilascio immediato e incondizionato. Un cessate il fuoco negoziato rappresenta la migliore speranza per riportarli a casa e porre fine all’angoscia delle loro famiglie.
Invitiamo il governo israeliano a revocare immediatamente le restrizioni al flusso degli aiuti e a consentire con urgenza alle Nazioni Unite e alle ONG umanitarie di svolgere il proprio lavoro salvavita in sicurezza ed efficacia.
Chiediamo a tutte le parti di proteggere i civili e di rispettare pienamente gli obblighi previsti dal diritto umanitario internazionale. Le proposte di trasferire la popolazione palestinese in una “città umanitaria” sono del tutto inaccettabili. Lo sfollamento forzato permanente costituisce una violazione del diritto umanitario internazionale.
Ci opponiamo fermamente a qualsiasi misura che implichi un cambiamento territoriale o demografico nei Territori palestinesi occupati. Il piano di insediamento E1 annunciato dall’Amministrazione Civile israeliana, se attuato, dividerebbe in due il futuro Stato palestinese, costituendo una palese violazione del diritto internazionale e compromettendo gravemente la soluzione dei due Stati. Nel frattempo, la costruzione di nuovi insediamenti in tutta la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, ha subito un’accelerazione, mentre le violenze da parte dei coloni nei confronti dei palestinesi sono aumentate drasticamente. Tutto ciò deve cessare.
Esortiamo le parti e la comunità internazionale a unirsi in uno sforzo comune per porre fine a questo terribile conflitto, attraverso un cessate il fuoco immediato, incondizionato e permanente. Ulteriori spargimenti di sangue non servono a nulla. Ribadiamo il nostro pieno sostegno agli sforzi di Stati Uniti, Qatar ed Egitto per raggiungere questo obiettivo.
Siamo pronti ad adottare ulteriori misure a sostegno di un cessate il fuoco immediato e di un percorso politico che garantisca sicurezza e pace per israeliani, palestinesi e l’intera regione.
La presente dichiarazione è stata firmata da:
i Ministri degli Esteri di Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Giappone, Irlanda, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Slovenia, Spagna, Svezia e Svizzera;
il Commissario europeo per l’uguaglianza, la preparazione e la gestione delle crisi”.












