Gaza. Le forze israeliane martellano Rafah, ma gli Usa continuano a inviare armi

di Giuseppe Gagliano

Carri armati israeliani sono avanzati a Rafah, mentre la città subiva intensi bombardamenti da parte di elicotteri, droni e artiglieria. Questo attacco ha causato lo sfollamento di oltre un milione di palestinesi verso aree con scarse risorse di cibo, acqua e riparo. L’ONU ha avvertito che queste persone potrebbero affrontare fame e morte entro metà luglio.
Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden aveva minacciato di interrompere la fornitura di armi a Israele se l’attacco a Rafah fosse stato portato avanti senza un piano umanitario adeguato, ma l’attacco è comunque avvenuto. Nonostante le minacce, l’amministrazione Biden non ha ancora bloccato il flusso di armi, ritenendo che Israele stesse ancora effettuando operazioni importanti.
Nel frattempo la Casa Bianca è concentrata sulla proposta di cessate-il-fuoco basata sulla liberazione degli ostaggi, delineata da Biden e approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Mentre Israele ha accettato la proposta, Hamas ha proposto alcuni emendamenti, alcuni dei quali negoziabili secondo gli Stati Uniti.
In parallelo il conflitto tra Israele e Hezbollah si è intensificato con attacchi di droni e razzi da parte di Hezbollah contro obiettivi delle Forze di Difesa Israeliane (IDF). Israele ha dichiarato che risponderà “con forza”. La situazione al confine settentrionale di Israele è stata collegata alla necessità di raggiungere un cessate il fuoco a Gaza.
Martin Griffiths, capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari, ha esortato i leader del G7 a intervenire per prevenire carestie umane a Gaza e in Sudan. Griffiths ha sottolineato che la fame nel 21mo secolo è una piaga prevenibile e ha richiesto un maggiore sostegno umanitario e la cessazione delle forniture belliche che alimentano i conflitti.
La situazione in Medio Oriente è estremamente volatile, con due principali teatri di conflitto che minacciano la stabilità regionale e globale. A Gaza l’escalation delle operazioni militari israeliane e la conseguente crisi umanitaria rappresentano una sfida significativa per la comunità internazionale. La proposta di cessate-il-fuoco basata sulla liberazione degli ostaggi è un tentativo di mitigare la crisi, ma le divergenze tra le richieste di Hamas e gli accordi accettati da Israele complicano il raggiungimento di una soluzione duratura.
Al confine con il Libano, l’intensificazione del conflitto con Hezbollah potrebbe portare a un allargamento del conflitto, coinvolgendo ulteriori attori regionali e internazionali. La determinazione di Israele a rispondere con forza agli attacchi di Hezbollah e l’intervento statunitense per collegare il cessate il fuoco a Gaza con la calma al confine settentrionale evidenziano la complessità della situazione.
L’appello delle Nazioni Unite per un intervento umanitario urgente sottolinea la gravità delle crisi in corso e la necessità di un’azione coordinata da parte della comunità internazionale per prevenire ulteriori catastrofi umanitarie.